Il Concerto di Capossela interrotto a Pisa? “Gratis” è la morte della cultura

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10 Luglio 2019
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Pisa. Città universitaria, città con una storia politica e intellettuale vastissima, città della Normale, coi suoi D’Alema & co. laureati d’onore. Pisa Merda, così ingiustamente ribattezzata in ogni angolo di Toscana che la vuole contrapposta a Livorno e al mondo in una rivalità campanilistica che non avrà mai fine.

Pisa è provincia vera, una provincia di cui non si parla mai, poiché niente su di essa vi è da dire.

La cronaca nazionale ha nominato Pisa per la prima volta dopo secoli per qualcosa che non riguarda il calcio o la torre, ma un’azione politica. O meglio, un’azione. Perché di politico non c’è molto nelle gesta del gruppo Exploit.

Il concerto di Capossela a Pisa interrotto dai contestatori

Alcune sere fa Vinicio Capossella era sul palco in piazza dei Cavalieri e si è visto interrompere il concerto da un gruppo di contestatori. I paganti fischiavano, la gente non capiva, scattavano i video coi cellulari. Vinicio è riuscito a mediare e dialogare col gruppetto di giovani che pretendeva di vedere il concerto e i futuri eventi in cartellone, gratis, rivendicando la piazza come luogo pubblico, protestando per il costo del biglietto.

Alla fine i ragazzi hanno ottenuto quello che volevano e hanno rivendicato le loro gesta enfaticamente su Facebook allo status di: “Cavalieri Libera! Cavalieri è nostra!”.

La cultura gratis è la morte

Il concetto di cultura gratis è la morte della cultura, non ha senso ed è svalutante. Lo dimostrano le numerose iniziative dei musei aperti a tutti e frequentati da nessuno. La cultura gratis (più o meno) la troviamo nel nostro sistema di istruzione che garantisce a tutti una scolarizzazione elevata e dignitosa. Un concerto di un cantante non può essere gratis. Quello è sul palco a fare il suo lavoro e non gliela si può menare con queste storie. Nemmeno se il bersaglio della protesta non è lui ma il sindaco, la regione, la città o il ministero.

Oggi la comunicazione è tutto e il gruppo Exploit è presente su Facebook e online con un sito dal linguaggio criptico che sa di passato e basta. Hanno un manifesto che pare scritto dai loro padri, col loro linguaggio, con le loro estremizzazioni. Peccato, perché ci sarebbe bisogno di studenti culturalmente vivi e propositivi, anche critici, ma in grado di rapportarsi alla pari col resto del mondo.

Ideali o pretesto per imbucarsi al concerto di Capossela a Pisa?

La sensazione che resta della serata di Pisa è che sia stato tutto un pretesto per imbucarsi al concerto del proprio cantante preferito senza pagare il biglietto e non si può dare la colpa alla stampa di regime, agli ignoranti che non capiscono, all’assessore leghista che permette biglietti dei concerti dai 30 ai 50 euro ovvero una cifra troppo alta per gli studenti. Non nel 2019. Anche se per i contestatori il prezzo è eccessivo, quello è il costo di un concerto, quelle sono le spese di un tour, quelli sono i soldi per pagare l’artista, i promoter, l’organizzazione tutta e le decine di persone che lavorano dietro ogni evento.

Se voleva essere una provocazione, quel blitz sul palco è invece un epic fail. Si tratta della classica zappa sui piedi, dell’episodio che i vari Salvini aspettano per condannare in toto migliaia di giovani impegnati politicamente.

Piazza Cavalieri è già di tutti, come le piazze di tutta Italia. La cultura ora più che mai ha bisogno di soldi, di finanziamenti, di biglietti pagati, di concretezza. Poiché chi la porta in giro lo fa a proprie spese e spesso non ci guadagna abbastanza. Ci lamentiamo di continuo della morte della cultura, del degrado dilagante, dell’ignoranza ormai comunemente accettata… allora è obbligatorio essere concreti. Mettiamoci in testa che la cultura va pagata e pure cara.

Foto condivise sui canali social: Capossela a Pisa

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