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Gli Azzurri della next generation di Mancini e Vialli e il nuovo modo di tifare Italia

4 Luglio 2021
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Italia 🇮🇹 pizza calcio e tifo in naftalina.

Da zingara a principessa d’Europa. L’Italia di Mancini ha trovato il suo posto tra le nobili del continente. Un’altra estate, questa, colorata di azzurro, simile a tante altre vissute in passato con la bandiera in mano, su auto improbabili in caroselli improvvisati, o con la sciarpa tricolore in mano pregando a mo’ di rosario tra giugno e luglio, di certo non nel mese mariano. Perché gli italiani sono un popolo di fedeli laici del Dio pallone che affidano le proprie speranze e sogni di rivincita anche sociale a undici uomini scosciati e spettinati diretti da un comandante in completo scuro ma (a volte) le idee chiare.

Si torna a tifare dopo la pandemia

È un’estate diversa dalle altre, un po’ perché la prima in cui si torna a tifare quasi tutti assieme dopo tanta pandemia, un po’ perché tanto del calcio non ce ne frega più nulla. Le cose non stanno però proprio così. È che il tifo e la passione sono cambiate a seguito di vari fattori, primo tra tutti il distanziamento sociale. Si muore e si gioisce da soli, non certo in compagnia, e la passione e gli abbracci vengono confezionati per essere messi nella credenza delle emozioni.

Perché diciamoci la verità, non è più la stessa cosa guardare la Nazionale. Almeno non per noi nati con Spagna ’82 di cui si narrò e si narra ancora oggi di undici eroi di un’estate lontana, di un presidente, Pertini, in piedi al cospetto dei reali di Spagna applaudire i suoi ‘umili’ sudditi. Divenuti cavalieri che ancora oggi, ahinoi, appestano i salotti televisivi raccontando di ciò che vedono e dicendo ciò che pensano, purtroppo, senza riuscire mai una volta, nemmeno una volta, a uscire dai luoghi comuni. La cosa brutta è che nemmeno ci provano, forse nemmeno ci riescono, perché senza un pallone la vita è dura.

Gli Azzurri delle notti magiche a Italia ’90

Restano i ricordi di notti magiche, come quelle di Italia ’90, perse nonostante la festa. Le feste di serate passate dribblando zanzare, infilzando imponenti salsicce da mettere in panini importanti tra sorsi di bibite gelate. C’era la voglia di stare assieme per gli Europei 1996 e 2000, passando per un’altra notte mondiale in Germania cantando i 7 Nation Army con il ‘Po-po-po’ che non si sa bene perché è diventato l’inno italiano. Questa, del po-po-po roba talmente italica che all’estero forse capiscono, ma fanno fatica a comprendere e secondo me pure inorridiscono.

Eppure, in questa melanconica estate di musica spenta dopo la mezzanotte, l’Italia partita in sordina è la più forte di sempre. Perché è vero che ha fatto il record di risultati positivi, ma battendo squadre non certo idilliache non sembrava poi tanta roba. Invece, la premiata ditta Mancini-Vialli ha fatto un vero e proprio miracolo calcistico. Mai una squadra italiana aveva prima d’ora sfoggiato un gioco tanto brillante e convincente, nemmeno quella di Sacchi a Usa ’94 o a England ’96, nemmeno Lippi, Bearzot o Vicini.

L’Italia della next generation e Wembley

Questa next generation targata Vialli-Mancini gioca un calcio stellare, bello e imprevedibile, pur non avendo fenomeni. O forse no, perché Veratti-Jorginho-Barella sono il miglior centrocampo mai visto in azzurro, un mix di forza, eleganza e tecnica. Pochi centimetri in altezza, tanti centimetri cerebrali a formare la linea mediana più forte al mondo. È la miglior Italia di sempre, peccato arrivi post-covid quando per infiammare il tifo serve arrivare alle semifinali.

E sarà un’altra Italia-Spagna, e sarà un altra nottata a Wembley lo stadio non dei Queens, anche, ma soprattutto lo stadio di una finale persa per la Sampdoria di Vialli e Mancini, di una coppa Campioni meritata ma mai vinta. Certo, quella doriana sarebbe stata una favola, ma anche questa non scherza. Sopravvissuto al cancro, con l’amico Mancio al suo fianco, Vialli potrebbe scrivere domenica prossima una delle storie più belle mai raccontate nel calcio. La Sua.

Foto in copertina: Alexander Johmann, licenza Creative Commons

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