Halloween 2018, il capodanno druidico e i millennial celti sovranisti della domenica

31 ottobre 2018
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Perché i millennial festeggiano Halloween, i loro genitori se ne fregano e i nonni lo chiamano Aulin, come fosse una grande festa contro l’emicrania.

Parco Sempione, Milano una domenica di ottobre, verso Halloween 2018: la coppia intenta a sbaciucchiarsi alternando selfie, dolcetto o scherzetto rischia di trovarsi a faccia a faccia con Kernunnus, grufolante dio celtico della virilità e del mondo selvatico. Ha corna di cervo, sguardo taurino e serpenti in mano. Intorno a lui, un druido barbuto in vestaglia con Tupperware di idromele appresso, soldati in armatura e un manipolo di ringhiosi cinocefali, guerrieri del Nord dalla testa di lupo.

Cose che capitano durante Samonios, il Capodanno celtico che si celebra a Milano alla fine di ottobre per accogliere l’ inverno come facevano le antiche popolazioni silvane di Lombardia. Un omaggio all’ incontro tra il mondo dei vivi e quello dei morti, fatto di musica celtica, antichi sport, rievocazioni e folclore bardo in giro per la città.

Essere Celti, senza la Lega Nord

La Milano post Lega Nord, perdona Matteo Salvini per non essere più così appassionato di sport celtici, e continua a festeggiare ininterrottamente il rito gaelico da circa 25 anni. Ma il sacro convegno autunnale che culmina con Halloween, un tempo amato  soprattutto da giovani impallinati con i racconti fantasy, oggi è festeggaito in tutta Italia degli stessi, ma con mogli, figli e barboncini mascherati da demoni.

Riunioni di Halloween

Una trentina i Festival celtici rievocativi: dalla Valle d’ Aosta alla Carnia, dal Trentino a San Marino. Gente che celebrain villaggii illuminati a falò nel delta del Po, tipi un po’ hipster fasciati in pelli di vacca come tanti Asterix e Obelix. Migliaia invece gli appuntamenti di un Halloween 2018 arricchito di cultura celtica, un po’ meno yankee, un po’ più nordeuropea. E anche un po’ sovranista.

Allenamenti

Che cosa spinge un geometra di Cremona a pensare ad Halloween confezionando in casa degli scudi e rifinendoli con vecchie cinture della moglie? O a farsi forgiare spade con vecchi parafanghi dal carrozziere sotto casa? Quale demone assale un agricoltore della Franciacorta che si mette a produrre sidro e idromele per la notte di Samahin? Perché un medico di Brescia si allena scherma celtica per il duello del 1 novembre?

Ricerca del mistero e dell’eroismo

Massimo Centini, antropologo torinese che sui Celti ha spesso scritto parecchio (da leggere il suo I Celti Xenia Editore) ha detto che nella riscoperta di questi popoli animisti «c’ è la ricerca d’ identità dentro un passato eroico che non abbiamo più. Perché i celti? Perché piace la spiritualità della natura selvaggia e fuori dai monoteismi evocata dall’ ecologismo dilagante. E permane il bisogno di ritrovare le origini del territorio».

Poco importa poi se le fonti storiche sono state in questi anni più i fumetti di Uderzo, i film della saga del Signore degli Anelli, o Game of Thrones che le rigorose ricostruzioni di quella cultura. L’amore per i Druidi ai tempi della Lega al governo non è più nemmeno una questione politico-ideologica.

Ambientalismo celtico

I moderni Golasecchiani, Galli boi, Celti danubiani o Reti, nelle confraternite come quella del Leone di Brixia (Brescia), in mezzo ai poeti, i costruttori di menhir della Camunia o gli spadaccini di Pandino non ci sono certo solo simpatizzanti di Matteo Salvini. Fabiano Gavinelli, già leader dei cinocefali bresciani, e oggi leghista di area ambientalista ha sempre avuto un motto: «L’ ideologia non serve, abbiamo l’ etica celtica, ovvero: rispetta tutto ciò che è vivo e sentiti parte della natura».

Niente partiti, i guerrieri urbani, sono fedeli alle loro spade che chiamano con nomi di femmine o dee celte: Draka, Griselda, Brunilde, Ebona. Non si fa politica dunque, i temi in discussione tra i celti moderni sono piuttosto da pentastellati antelitteram. Per esempio, l’eterno dilemma su che cosa è commerciale e cosa no. Per molti la musica del galiziano Hevia negli anni 90 ha rovinato la musica celtica, mentre Davide Van de Sfroos ha portato avanti l’autenticità lombarda.

Etica e pragmatica del celta italico

Quando poi nei pub di ispirazione anglo-irlandese durante le serate di Halloween qualcuno serve piatti al peperoncino i celti militanti nicchiano: i celti non conoscevano pomodoro o peperoncino. Il sidro industriale, oggi più diffuso di un tempo era una bevanda druidica sacra. E i celti estremi, per Halloween non ne vogliono sapere: «È giusto bere al bar o in discoteca una bevanda sacra?».

Halloween 2018 è infatti l’occasione per dirla tutta e tirare fuori l’idea sovversiva di un nuovo Halloween sovranista: si esagera nell’importare orpelli irlandesi. Ovvero oroscopi, gioielleria, corsi per interpretare le rune, calendari e culti arborei con piante che da noi non sono mai esistite.

Già, come fosse il calderone di Gundestrup (il pentolone del 100 a.C. che ha rivelato agli studiosi il significato dei simboli celti), oggi nella cultura celtica saltano fuori nuove evoluzioni. Territoriali: sì alle tartine con lardo e miele, no alle Pringles e a quelle aromatizzate alla canapa indiana, che pure non era conosciuta ai tempi dei celti.

Spunta anche l’antagonismo anti-islam e in linea con il #metoo: sostengono i celti lombardi,  che la loro cultura rispetta al massimo la donna, che è dea e combattente spesso più importante dell’ uomo.

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