Vacanze 2018: 7 millennial su 10 fotografano cibi. Ricerca sull’ossessione impiattamento

27 giugno 2018
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Ecco i millennial italiani secondo lo studio Tasty Travels. In sintesi, La Grande Abbuffata in versione social network dei 20-35enni italiani.

A una settimana dal solstizio di questa estate 2018, ecco fioccare le radiografie della generazione millennial in vacanza a partire dall’ossessione di  fotografare cibo con lo smartphone.

La notizia? È che una cofana di spaghetti impiattati alla Cannavacciuolo batte di gran lunga i selfie con gli amici. Ecco i punti salienti forniti a themillennial.it dal sito Hotel.com

  • Il 70% dei nostri millennial in viaggio predilige fare scatti fotografici legati all’universo del cibo e delle bevande.
    Rispetto al resto del mondo, però, in media il 60% ama anche fare fotografie di paesaggi e habitat naturali oltre che a monumenti e siti di importanza storico-culturale.
  • Il 60% posta sui social immagini che hanno a che fare con il cibo;
    in particolare, in media il 13% posta regolarmente foto relative ai cibi in offerta nei mercati locali, ai vini e a cocktail, alle colazioni servite presso le strutture alberghiere, alle preparazioni gastronomiche e alle portate a tavola quando al ristorante 
  • In media, i millennial in vacanza scattano 134 foto alla settimana, di cui oltre la metà (56%) sono dedicate a scatti di paesaggi, habitat naturali e spiagge, il 20% hanno come focus fotografare cibo in vacanza,
    mentre i selfie o le foto agli amici/alla famiglia rappresentano in media il rimanente 24%
  • Una volta in vacanza il 43% del tempo è speso a visitare i luoghi di interesse turistico, a esplorare la natura e i paesaggi o è dedicato alla tintarella; mentre il 13% delle attività sono orientate al cibo, tra scoperta dei locali, visite alle bancarelle dei mercati e così via. 
  • I ricordi più memorabili di una vacanza per i nostri 18-35enni sono, per oltre la metà, di tipo socio-culturale dove le relazioni con la gente del posto, la visita ai luoghi di interesse turistico e la scoperta della natura locale hanno molta rilevanza, subito seguiti da quelli connessi alla scoperta dei cibi e delle pietanze offerti presso la destinazione scelta. Inoltre, il 25% inoltre afferma che è il viaggio stesso a costituire il ricordo più memorabile.
  • Circa 9 millennial italiani su 10 serbano un ottimo ricordo della loro Italia per il cibo gustato in vacanza e il 64% sceglie proprio l’Italia in base all’offerta del cibo, mentre il 33% ama l’offerta culinaria spagnola.
    Roma è la destinazione preferita tra le città del gusto (37%), subito seguita da Barcellona (31%) e da Parigi (22%).
  • Pasta e pizza regnano indiscusse nei post sui social (37%), mentre l’e-moji legata al food più utilizzata nei post quando in viaggio è quella del gelato (26%).
  • I nostri millennial sono mediamente curiosi di fotografare cibo strano o peculiare quali burger di grossi pesci oceanici o le zampe fritte di anfibi come rane o animali simili (27%). Mentre il 18% si cimenterebbe volentieri in una sfida legata al cibo come mangiare 1 kg di burrito o una pizza di 5 metri e così via.
  • In base alle esperienze vissute in precedenti viaggi, il Regno Unito viene indicato dai nostri millennial come la nazione con la peggiore offerta gastronomica (23%), e parimenti Londra è la città regina del peggiore cibo citata dal 26% dei millennial italiani partecipanti al sondaggio.

Ora, la domanda da farsi, oltre a “qual è la migliore tra le app per fotografare cibo“(ve lo diciamo subito, è Enlight), è se fotografare cibo è una malattia. La Coldiretti, a margine di una ricerca in collaborazione con Ixè, un anno fa sosteneva che: «Il 25% degli italiani partecipa a community/blog/chat in internet centrate sul cibo proprie o di altri. La passione per il cibo emerge anche dal seguito dei programmi televisivi di ricette e cucina o di gare tra chef che sono seguite regolarmente dall’11% degli italiani». Dati che avevano involontariamente innescato la miccia dei soliti psicologi: «È chiaramente un disturbo ossessivo compulsivo».

Come per la droga, genitori preoccupati dalla dipendenza da foto di pietanze impiattate dei loro figlioli, avrebbero dovuto rivolgersi ai centri di terapia comportamentale. Ma, a quanto pare, ci sono rimasti sotto anche loro.

(Fonte   Hotels.com®)

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