Roberto Burioni ci ricorda che il virus più pericoloso è l’ignoranza

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24 Febbraio 2020
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Fatemi capire. Fino a che Roberto Burioni vi diceva che una decina di vaccini su un bambino di pochi mesi sono obbligatori lo avevate eletto a vostro idolo. Tutti a strippare: Burioni che blasta la gente, Burioni unico scienziato italiano conosciuto anche dal barista, Burioni l’oracolo a cui chiedere qualsiasi cosa. Poi Burioni dice che dobbiamo isolare le persone che rientrano dalla Cina e nessuno se lo fila più.

Uomini politici di sinistra si fanno fotografare mentre abbracciano cinesi chiaramente sani, trasformando un tema scientifico in un tema politico con l’imbarazzo di tutti quelli che fino a qualche mese fa osannavano il medico (già definito sessista per un tweet in cui dichiarava di non amare Elena Ferrante). Era razzista dire che un virus spuntato in Cina era un virus cinese?

No, ma evidentemente succede qualcosa a questo livello del discorso che rende possibile proseguire.

Nelle settimane appena trascorse si è letto costantemente l’appello di Burioni alla quarantene e all’isolamento per chiunque tornava dalla Cina. E si è però soppesato di più il giudizio dei politici contrari a una misura che avrebbe avuto ripercussioni economiche e commerciali con un Paese in cui siamo in stretto contatto.

Quel fragile punto di equilibrio tra incoscienza e psicosi

Ora c’è la follia. Si chiudo scuole, si cancellano partite e carnevali, circolano le foto dei paesi spettrali e la paura di uscire di casa o la vista di qualsiasi cittadino lombardo-veneto ci fa temere che siamo già contagiati.

I numeri attorno al virus fanno paura, siamo il terzo paese con più contagi, anche se solo l’1% ci lascia le penne. Questo non vuol dire che il virus vada sottovalutato ma non si può nemmeno parlare di allarme globale, di peste, di apocalisse. La direttrice del Sacco di Milano sbotta affermando che ci sono stati 217 morti per influenza e solo 3 per corona virus e che si è scambiata per pandemia letale un virus poco peggio dell’influenza.

Ma è tardi, c’è Adinolfi che si incazza con la Rai per uno spot in cui si afferma che contrarre il virus non è facile, c’è la Rai che fa lo spot, c’è Salvini che lasciamo perdere, c’è la classe politica che parla di cose di cui non dovrebbe parlare. O meglio in un mondo ideale dovrebbe farlo ma dovrebbe essere composta da gente formata, informata, preparata. Invece non è così. Entrano in politica ormai solo squali e sciacalli, privi di ogni morale o cultura, una tradizione inaugurata da Berlusconi (figa, bei faccini e cannibali) ma sdoganata ben presto in un paese che non aspettava altro.

Aggiornamento contagi

La app del Corriere mi avvisa ogni 20 minuti di un nuovo sospetto o di un contagiato, e così ogni notizia su Facebook o alla tv. L’ansia è alle stelle, tipo un paio di anni fa quando in Toscana c’era la follia della meningite e tutti si vaccinavano a caso (alcuni amici e parenti con conseguenziali batoste per il loro stato di salute nei mesi successivi alla puntura). Se non ce l’hai te lo fanno prendere sto virus.

Burioni parla, gli scienziati ti dicono di lavarti le mani, la comunità scientifica invita alla calma. E le Asl temono per gli ospedali intasati di malati immaginari che bloccano interi reparti.

La summa di tutto è quel video virale in cui una giornalista appostata di fronte a un baretto veneto chiede a tre ragazzi se hanno paura. La risposta alticcia, circolata su Welcome to Favelas molto prima che nei tg è già storia: a noi ci difende l’alcool. Nella loro follia quei tre sono il risultato di una cultura che ormai è un optional, sono il prodotto del nostro sistema scolastico che è lento e non aggiornato, il risultato di decenni di politica comandata da stronzi.

Il vero virus è l’ignoranza. Fa schifo scriverlo così mi pare di essere Christian Raimo ma è vero, gente.