E’ davvero così strano sentirsi innamorati a Milano? Ecco cosa ci ha insegnato il festival dell’Amore

13 febbraio 2018
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Milano non è solo la città di fighetti e businessman – senza fiori senza verde senza cielo senza niente – che molti credono. Ma è un posto pieno di romanticoni che hanno voglia di innamorarsi e limonare. Vi racconto la mia esperienza al Festival dell’Amore, ovvero sapessi com’è strano sentirsi innamorati a Milano.

 

Dal 9 al 14 febbraio (cioè San Valentino, non a caso) si sta tenendo al Base di Milano il Festival dell’Amore. Un’opportunità per staccare dalla routine, dallo stress, dal lavoro, dalla città, e rintanarsi in un luogo in cui si celebra l’amore: il sentimento più diffuso e popolare al mondo ma di cui spesso si fatica a parlare.

Gli ideatori del festival, Mario Viscardi, Franco Bolelli e Manuela Mantegazza, sono partiti dall’analisi del libro Tutta la verità sullamore e hanno deciso di mostrare che questo sentimento è l’impresa definitiva e fondante della nostra esistenza.

Una volta tanto non mi sono data appuntamento in un grande magazzino, in piazza, in galleria, che pazzia. Per tre giorni mi sono immersa in quest’avventura romantica facendo razzia di spritz e stuzzichini seduta su uno dei tanti divanetti a forma di cuore – adattissimi ai post su Instagram ma incredibilmente scomodi – e ho ascoltato gente di ogni tipo: filosofi, rapper, attori, insegnanti, musicisti alternarsi in discussioni d’amore, storie personali di delusione, felicità, visioni ed intuizioni in cui ognuno poteva immedesimarsi e dire la sua.

Il Festival dell’Amore ci ha insegnato che non è poi così strano sentirsi innamorati a Milano. Ecco perché:

 

 

AL FESTIVAL DELL’AMORE HO CAPITO CHE LA MUSICA E CIO’ CHE ESISTE DI PIU’ VICINO ALL’AMORE

 

La prima sera di Venerdì, nella sala talk Paola Maugeri ha intervistato Morgan.

Ma che cavolo potrà mai dire Morgan sull’amore?, ho pensato appena è salito con la sfacciataggine che lo contraddistingue sul palco.

E nonostante si sia 1. scolato mezza bottiglia di Moscato citando i versi di Paolo e Francesca di Dante, 2. abbia fumato più di una decina di sigarette cantando, in realtà gridando, canzoni d’amore alla chitarra e 3. rotto un bicchiere di cristallo dicendo che lo poteva fare perché ce lo aveva lungo… ha portato il pubblico all’interno dei suoi flussi di coscienza amorosi, facendoci scoprire la sua visione erotica e esprimendola attraverso una delle forme più potenti ed efficaci in assoluto: la musica. Perché non esiste nulla che sia Amore come la musica, diceva.

Morgan ha interpretato le parole dei grandi cantautori della musica italiana, da De Andrè a Luigi Tenco a De Gregori, Ma solo quando è partita Almeno tu nell’universo di Mia Martini anche il selvaggio Morgan ha ceduto: ha smesso di parlare, ha appoggiato il microfono sul tavolo, ha spento la sigaretta, e si è commosso.

Diciamo che Morgan è riuscito a far innamorare un po’ tutte le ragazze presenti nel pubblico, ma non solo.

Anche la giornalista pendeva dalle sue labbra e l’intervista si è conclusa con una semi limonata. Sapessi com’è strano sentirsi innamorati a Milano…

Perché al festival dell’amore ci si amava davvero. Dopo di lui altri cantanti hanno creato le loro playlist d’amore: il musicista Boosta, i rapper Ghemon ed Emis Killa – che paradossalmente hanno invitato il pubblico a ballare il lento in coppia – e la cantante Arisa.

Lei ad esempio dichiara di dover la sua trasformazione estetica all’amore ritrovato per se stessa, ma verosimilmente, in realtà, ha capito che conciata come prima non si batteva chiodo.

 

 

AL FESTIVAL DELL’AMORE HO CAPITO CHE ANDARE A LETTO CON UN UOMO DEL 900 NON ERA POI COSI’ DIVERTENTE.

 

Dopo aver fatto incetta di vibes positive sull’amore che mi hanno fatto ritornare come una tredicenne al tempo delle mele, mi sono accorta che quei divanetti a forma di cuore stavano decisamente compromettendo la salute della mia colonna vertebrale, quindi mi sono alzata ho preso il quinto spritz della serata e sono andata nella sala “Riti d’Amore” per vedere che aria tirava da quella parte.

Nella sala avevi la possibilità di partecipare alla performance teatrale “TRY CREAMPIE! Vuoi venire a letto con me?” e, a causa del flusso amoroso che si stava mescolando assieme al Campari degli spritz nel mio corpo, ho pensato fosse una buona idea partecipare. Sapessi com’è strano sentirsi innamorati a Milano…fra la gente, tanta gente.

Mi son messa in coda e mi hanno fatta entrare in una specie di boudoir onirico con angioletti che suonavano l’arpa, petali di rose per terra e una dozzina di letti matrimoniali. Sono stata scortata da uno di questi angioletti su un letto con un uomo mezzo nudo che dormiva rannicchiato dandomi le spalle. Io subito mi sono sdraiata perché avevo la schiena distrutta, quando a un certo punto questo attore, pazzo psicolabile, si è messo a cavalcioni su di me avvicinandosi sempre di più al mio viso e fissandomi con gli occhi spalancati per vari minuti che sono sembrati un’eternità (in questo posto impossibile tu mi hai detto ti amo, io ti ho detto ti amo). Questi attori dovevano entrare nel ruolo di un personaggio della letteratura del 900 e, ovviamente, con la sfortuna amorosa che mi perseguita anche nella finzione, mi è capitata la storia di un amore omosessuale in cui l’attore, strusciandosi, fingendo un amplesso e spingendo le mie mani sul suo corpo diceva quanto cercasse disperatamente il suo amato nelle guance lisce e nei corpi duri dei ragazzi con cui andava a letto. Uscendo dalla performance, palesemente turbata e col bisogno di bermi altri tre spritz ho scoperto che alla mia amica gli è capitato il marinaio figo e palestrato che le ha accarezzato dolcemente i capelli per tutto il tempo.

 

 

AL FESTIVAL DELL’AMORE POTEVI AMARE ANCHE UNO SCONOSCIUTO

 

In un punto della sala potevi simulare un matrimonio con chiunque ti andasse a genio, fosse esso il tuo cane, uno sconosciuto, la tua migliore amica o tuo nonno. Ed infine i “Bumbys”, dei tipi mascherati digitavano parole in continuazione su una macchina da scrivere provando a descriverti solo guardandoti in faccia. Ovviamente si sono astenuti da qualsiasi tipo di commento negativo perché era il festival dell’amore e io mi sono beccata un bel 9.8 perché sono una fica spaziale.

 

A mezzanotte è partita la maratona cinematografica sugli infigardi letti in cui ho consumato la mia breve ma intensa avventura amorosa con l’attore gay e dove coppiette di ogni tipo ed età spingevano per accalappiarsi i posti migliori e si facevano selfie sotto le coperte.

 

 

AL FESTIVAL DELL’AMORE HO CAPITO TRE MOTIVI PER CUI AMARE E’ UNA FIGATA

 

Amare è una figata perché quando ami il tempo si trasforma. Non è più orizzontale ma puoi rivivere passato, presente e futuro ogni volta che vuoi.

Amare è una figata perché l’amore è uno dei più potenti bisogni fisiologici.

Ed infine perchè credo che, nella vita, non esista insegnate migliore dell’Amore.

 

Insomma, non è per niente folle sentirsi innamorati a Milano: la gente, anche qui, ha ancora voglia di essere sdolcinata, parlare di sentimenti e limonare senza pietà. Quindi se vi ho fatto venire almeno un pochino voglia di partecipare, Mercoledì 14 si terrà il party finale di S.Valentino e non importa se siate single o fidanzati, l’amore è un sentimento per tutti e al festival dell’Amore nulla si percepisce più di questo.

 

Dopo avere scoperto come sentirsi innamorati a Milano, LEGGI ANCHE: Nomi per cani? A Milano il più diffuso è…Mario. Poi, il patrono e i samurai

 

 

 

 

 

 

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