Legge sulle case chiuse: abbiamo troppo bisogno di morale perché passi

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13 Marzo 2019
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Ai miei tempi si diceva: osteria numero 20, se la fia avessi i denti… quanti cazzi all’ospedale quante tope in tribunale. Non c’entra poi molto ma volevo fare un’entrata champagne. Tanto è tutto puro champagne. La politica è champagne. Sentite quanti botti di continuo? Si sboccia in lungo e largo, dalla Corea del Sud al Campidoglio. Adesso c’è da star pronti che vogliono fare la legge sulle case chiuse. Sì, come no. Se quella passa mi faccio prete.

Se mai venisse approvata la legge sulle case chiuse, il passo successivo sarebbe la guerra civile. Se domani legalizzassero la prostituzione e riaprissero le case chiuse, in Italia sarebbe il delirio totale. Risse, denunce, procure intasate, mogli incazzate, mariti cornuti, il caos. Come la canzoncina sull’osteria di cui sopra. Nessun partito ha mai voluto prendersi la patata bollente della legge sulle case chiuse, ma adesso pare che nella Lega qualcuno ci pensi davvero.

Solo a dirlo Case Chiuse sembra un termine innocuo, suggerisce una visione quasi romantica della prostituzione che ricorda film di Monicelli e Fellini o roba anni Venti stile Boardwalk Empire.

Roba che sa più di Bocca di Rosa di De André che di statali gelide in pianura con ragazze sfruttate e strafatte che tirano fino all’alba. Immagini troppo concrete per una politica che parla per metafore, anzi le usa, le tiene appese in cima a un lungo bastone sotto forma di carota e le spenzola di fronte ai cittadini che ormai solo così schiodano il culo dal divano e vanno a votare.

Sono le cosidette promesse elettorali. Riapertura delle case chiuse, ovvero: qualche milione di voti. Salvini fa capire che ci starebbe, che se fosse per lui le riaprirebbe, ma forse sa di spararla grossa. Lo sanno tutti. Qui non si tratta di legittima difesa, di Europa o di felpe delle città, qui siamo in un vero campo minato. Basta consultare la saggezza popolare, entrare in qualsiasi bar e chiedere a un tizio di fronte al suo Campari: «secondo te in Italia passerà mai la legge sulle case chiuse?», per sentirsi rispondere dei secchi no. Come mai?

Il primo capro espiatorio di solito è la Chiesa. È colpa della morale cattolica, si dice. Mmm. Mi è sempre sembrata una riduzione semplicistica. I cattolici sono cattolici, lo sappiamo come vedono il mondo. Sono pieni di contraddizioni ma sulla prostituzione chiaramente sono unanimi. Sai che sorpresa, che dovrebbero dirti? Per loro il problema non si pone, quello è un peccato e tale resta. Non troverai mai un prete che ti consiglia di andare dalle “signorine”. Ma diciamoci la verità: conta ancora così tanto la morale cattolica? Per chi?

Il fatto è che la prostituzione è una sorta di stigma sociale. Per chi la esercita e per chi ne usufruisce. La puttana è una puttana e il puttaniere è un puttaniere in tutte le società che siano laiche, fondamentaliste, atee, cristiane etc. E sono categorie che stanno ai margini. Qualcuno di voi ha un’amica che si prostituisce? La presenterebbe mai ai genitori? Qualcuno presenta in pubblico un amico gigolò, o più facile un amico che fa regolarmente sesso a pagamento e lo dice senza problemi durante una cena di lavoro?

Immaginiamoci da domani un’Italia in cui la legge sulle case chiuse sia in vigore, per volere dallo Stato. Lo s-t-a-t-o, l’entità burocratica suprema, il colosso kafkiano di cui nessuno sa niente e che tutti sbeffeggiano in privato per poi farsela sotto quando c’è da contestarlo.

Lo Stato ha una forza inarrestabile che ci livella e ci domina quando prende le forme di Equitalia o di una multa per divieto di sosta. Lo Stato è Matrix, qualcosa che non si può ne’ sconfiggere ne’ mettere in discussione. È così e basta. Se lo Stato dicesse che puoi andare a passare un’ora di sesso a pagamento con una prostituta, non sareste più “sporchi”.

Un marito qualunque che torna dal lavoro stanco e decide di andare al bordello la sera non sarebbe più un porco che accosta la macchina sulla statale, poiché agirebbe protetto dall’ala normativa dello Stato, come un tabagista, un alcolista o un ludopatico qualunque a cui si lascia il libero arbitrio di fronte al vizietto.

Secondo voi lo direbbe mai alla moglie? Se è legale, che male c’è? Seee, ciao. E se pure lo facesse, e lei volesse tuttavia restarci assieme potrebbe sentirsi rispondere: “Ok, amore, vai pure, ma…sai cosa? Inizierò anche io”. Perché qui si apre il dibattito di genere: solo le donne sono puttane? Non lo sono anche gli uomini delle gran puttane? Aprirebbero così i casini per sole girls.

Ma i mariti che menano, ammazzano, stalkerano le povere compagne o ex compagne per gelosie e tradimenti come la prenderanno? Saranno contenti che la sera tra settimana la moglie se ne vada a farsi un giretto al casino?

Siamo tutti buoni a indicare i musulmani come dei retrogradi perché fanno coprire il volto alle proprie donne, ma forse noi usiamo delle misure analoghe, ma invisibili.

Libertà o illegalità, la gente ammetterà mai di fare sesso a pagamento? Il nocciolo è tutto qui. Se lo Stato ti dice che la prostituzione è legale, si vanno a incrinare una serie di certezze come la famiglia, la fedeltà coniugale, l’amore, la coppia, la dignità del sesso solo per amore che è più un retaggio della cultura pop che della Chiesa.

Non è che siamo un paese retrogrado come vogliono farci credere tutti i giorni nei sondaggi o come ci siamo convinti di essere dopo decenni alla tv a confrontarci con gli americani gli svizzeri o i tedeschi o chissà quale modello. Parlando della legge sulle case chiuse, parliamo di un tema spinoso: la libertà sessuale.

Tema per cui si sono mobilitati filosofi, hippy, intellettuali, piazze…per decenni. Noi siamo troppo impegnati a mobilitarci per il prezzo del latte, per la tav, per Riccardo Fogli e per altre amenità che purtroppo ci accadono. Motivazioni nobili, ma molto più spicciole, concrete. La libertà sessuale è su una sfera molto più alta: la consapevolezza di sé e dell’altro.

E li forse siamo ancora un pochino carenti. Sembriamo tanto emancipati ma abbiamo bisogno di paletti, di sì e di no. E alla fine lo Stato ci fa ancora da genitore, decide lui il giusto e lo sbagliato, solo perché sulle nostre spalle questa scelta pesa troppo. Dovremmo riflettere su questo, ma come dicevamo prima è un’immagine troppo rarefatta. La politica è troppo veloce, non ha tempo per far filosofia. Purtroppo per noi.

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