Luke Perry morto? Sì, 30 anni fa. Era rimasto in una teca: gli anni 90

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5 Marzo 2019
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Luke Perry è morto? Bene, quando muore qualcuno c’è sempre da star zitti. Perché ogni cosa è niente di fronte alla Morte. Ogni commento è riduttivo, ogni epitaffio è sprecato, ogni coccodrillo è posticcio. Ma…ci sarebbe da riflettere sul significato della morte.

Non è esatto dire che Luke Perry è morto ieri. Dylan (preferisco chiamarlo così) è morto da trent’anni, da quando Beverly Hills 90210 è terminato. Povero, lo compiango, era diventato il suo personaggio e non è mai più riuscito a staccarsene. Era rimasto in una teca, gli anni ‘90, che è l’immaginario di noi millennial o post millennial. Prepariamoci, perché li vedremo morire tutti i miti della nostra generazione, sempre se avremo abbastanza culo da sopravvivergli.

Quando leggo i vostri “Luke Perry è morto? Non ci posso credere!” mi chiedo che rapporto abbiate con la morte. Come fate a non credere alla morte? La Morte è tra noi sin da quando viviamo, la vediamo ogni giorno, la sperimentiamo ogni giorno. Muore tutto intorno a noi e di continuo rinasce. Muoiono animali, nonni, sconosciuti di cui sentiamo al TG. Muore gente di continuo. Eppure non ci tocca. Ci sembra una cosa “altra”, un piano del discorso che proprio non ci riguarda. Giovanni Lindo Ferretti lo cantilenava bene: la morte è insopportabile per chi non riesce a vivere. Pensa un po’…

Fossi un uomo di Chiesa vi direi che non avete Fede, fossi un mistico forse lo stesso. Sono quel che sono e penso che in pochi abbiano una “visione”. Intendo una prospettiva della vita molto pratica, in cui ci rendiamo conto che il viaggio terreno è una fase di un transito superiore. Noi non sappiamo un cazzo di niente. Potrebbe esserci il buio, il Paradiso, dei mostri inculanti o uno stato di coscienza che è Altro e incomprensibile all’uomo. Ma è un fatto: ci sarà. Luke Perry è morto e Dylan ora è in quell’Oltre.

Non sono gli anni 90 che stanno morendo, è il presente che sta vivendo. Forse se la vedete così vi fa meno paura tutto.

Il tipo dei Prodigy è morto… beh lui poverino c’è da chiedersi come abbia fatto ad arrivare a cinquant’anni. Cazzo aveva la sofferenza nel DNA. A sedici anni vedevo Firestarter su MTV e avevo paura. Uno con quei capelli, quegli occhi, quel caos, mi dispiaceva che stesse così male ma al tempo stesso capivo che il dolore era la sua unica forza. Come può non ammazzarsi uno che è il padre della cultura rave?

Rave ovvero autodistruzzione tramite droga sintetica e musica che ti fa venire voglia di morire. Quelli che conoscevo che andavano ai rave non sono tanti ma oggi sono tutti fottuti. Uno era un genio…c’è rimasto con le pasticche e oggi parla da solo, uno è morto, un’altro sembra lobotomizzato. Il tipo dei Prodigy deve essere riuscito a tirare avanti per decadi con un male dentro che la metà bastava. Ha sopportato anche troppo forse. Lo scorso weekend infatti ha detto stop. Credo fosse semplicemente un’anima sofferente.

Un’astrologa mi ha detto che ho nove pianeti retrogradi, che sono un’anima antichissima e che tutti i casini che mi porto dietro sono retaggi di vite precedenti. Secondo voi sono tutte cazzate, lo so, ma io credo che ciò che esula la scienza ufficiale di questi anni, magari tra cinquanta o cento anni verrà valutato in modo diverso dalla stessa scienza ufficiale.

Ma io non faccio testo, io sto con Martina Spagnoli, una donna che quando c’è la Luna piena mi si avvicina con un Palo Santo, un bastoncino di incenso e mi deodora tutto per “ripulirmi l’aura”. La nostra cultura ha radici in cui affondano le discipline spirituali, le arti magiche, secoli di storia in ogni lato del mondo che documentano un’approccio mistico all’esistenza e oggi se ne parli ti prendono tutti per il culo. Beh, ognuno ha la visione che crede, no?

Se preferite menarvela col fatto che Luke Perry è morto e con la morte degli anni ‘90, che sono morti da vent’anni, fate pure. Però potreste chiedervi quanto siete vivi voi. Ci sono culture in cui un funerale è un momento di banchetto, di accompagnamento del trapassato nella Gloria Eterna. Semplicemente se fossimo cristiani dovremmo gioire per un nostro fratello nel Regno dei Cieli.

Invece la Morte ci ricorda che non siamo niente, che non stiamo scegliendo, che non stiamo aprendo gli occhi. Che siamo un attimino fuori tempo. Carmelo Bene: il dolore è di chi resta. Lo disse celebrano le vittime della strage di Bologna di fronte a una folla che voleva essere compianta. Li spiazzò tutti. Lasciamoci spiazzare ogni tanto. Piangiamo i nostri eroi trapassati, ma con una mano accompagniamoli nel viaggio. I prossimi potremmo essere noi. Amate oggi, non domani. Per il resto cercate di vivere a ACAZZODURO. Amen.

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