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L’idea di Astroscale, il “satellite” che mangia i detriti spaziali

10 Luglio 2021
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Abbiamo lasciato troppi pezzi nello spazio.

Sono più di 500.000 i frammenti di vecchie missioni spaziali che possiamo trovare in appena 10 cm di orbita terrestre. Oggi il nostro pianeta è circondato da detriti che lo stanno soffocando e la spazzatura spaziale è un problema in costante crescita.

Come dovrebbero funzionare le cose nello spazio? Una volta terminata la vita utile di un satellite artificiale questo dovrebbe, di norma, essere fatto rientrare sul pianeta. Il processo è pensato perché la forza dell’attrito dell’atmosfera lo ridurrebbe in polvere senza residui estremamente inquinanti o danni per le persone.

Come realmente funzionano?

Non rientrano quasi mai. O meglio, i comandi “torna a casa satellite” vengono avviati. Però, fra incidenti, malfunzionamenti e dispositivi antiquati – basti pensare che un satellite può essere stato lanciato anche 40 anni prima dell’ipotetico rientro – le missioni hanno perso nello spazio attorno all’orbita centinaia di migliaia di detriti.

I frammenti metallici sono un problema per la sicurezza delle future missioni spaziali, nonché per tutti i ricercatori dei segreti del cosmo che s’imbattono quotidianamente in un ammasso di spazzatura.

L’idea di Astroscale

La società giapponese Astroscale sta testando un sistema di recupero innovativo. La missione si chiama End-of-life Services by Astroscale-demonstration (ELSA-d) ed ha il compito di catturare e smaltire tutti i rifiuti che abbiamo prodotto in 60 anni di ricerche nello spazio. L’esperimento dura 6 mesi e coinvolge un satellite composto da due unità: una di movimento, una di raccolta. Dovranno eliminare i residui obsoleti e immagazzinare i detriti spazzatura che invece è possibile riusare.

Come funziona il satellite mangia-rifiuti?

È formato da due parti. La prima è Servicer, l’unità che pesa 175 kg e si muove attorno all’orbita. La seconda è Client, un’unità di appena 17 kg che identifica e memorizza i detriti spaziali. Le due unità sono simbiotiche: Servicer viaggia continuamente lungo l’orbita e rilascia Client dove necessario, mentre quest’ultima deve saper localizzare il relitto spaziale e comprendere se è possibile dargli nuova vita. Poi Servicer deve recuperare il suo pezzo mancante a una velocità di 28 mila km/h e insieme, riportano le informazioni.

Promotori di uno spazio pulito

Il test, iniziato a marzo 2021, sta proseguendo bene. Se avrà successo, il dispositivo magnetico usato per la cattura dei detriti potrà essere incorporato nei futuri satelliti in modo da renderne più agevole il recupero. Si apre un futuro più green anche nello spazio. Trovare soluzioni efficaci a basso impatto ambientale è il nuovo “fundamental” della ricerca nel cosmo. Più sicure e sostenibili, le idee eco-space potrebbero essere la base per ricerche di cui iniziamo a sentire la necessità e settori che ancora non si sono sviluppati: per esempio, lo smaltimento rifiuti spaziali.

 

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