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I millennial sono sull’orlo del burnout mentale per colpa del lavoro

22 Giugno 2021
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Il lavoro riveste una funzione sociale importantissima.

Contribuisce a farci sentire attivi, capaci e insostituibili, ci dovrebbe far sentire appagati e gratificati. Oggi, nella maggior parte dei casi, questo non sta avvenendo, e molti giovani rischiano il burnout.

Una montagna di problemi

Da un lato, i giovani sono succubi della precarietà che li costringe ad accettare qualsiasi lavoro e condizione contrattuale. Dall’altro invece sentono il peso della necessità di cambiare lavoro, ma non ne hanno il coraggio. Così nascono i casi di burnout, stress e depressione.

Lo studio di Guidapsicologi.it

I disagi di varia natura legati all’ambiente lavorativo sono stati analizzati dagli esperti di Guidapsicologi.it. Gli esperti volevano trovare le ragioni della situazione angosciante che i millennial si trovano a dover fronteggiare. Entrando nei meandri dei desideri e delle paure dei giovani italiani gli studiosi hanno estrapolato dati statistici che rivelano delle realtà preoccupanti. Il 30% dei giovani lavoratori ha avuto – o probabilmente avrà – degli episodi di burnout mentale.

Cos’è un burnout mentale?

Per dirla nei termini di tutti i giorni, il burnout è l’esaurimento nervoso. Non sempre però si traduce in un’enorme sfuriata seguita da pianto convulso e assunzione della posizione fetale. Il più delle volte il burnout si esprime con dolori diffusi, nervosismo costante, stanchezza cronica, insonnia e, naturalmente, l’incapacità di rilassarsi.

La “lamentazio” dei millennial

Quali sono i motivi di un burnout mentale per il millennial medio? Di nuovo, Guidapsicologi.it ha trovato alcune delle opinioni più condivise. Dalla scarsa comunicazione con i colleghi alla mancanza di ruoli definiti, dall’impossibilità di fare carriera all’estrema competitività in un’azienda. E poi ancora, turni opprimenti e rapporti interpersonali complicati, condizioni di lavoro faticose, ambienti malsani, team controproducenti e mancanza di norme igieniche (no, nemmeno con il coronavirus sono migliorate)

Quattro millennial su 10 vogliono cambiare lavoro ma hanno paura. Paura di cosa? Paura di non trovare niente di meglio, paura di non venire accettati nel nuovo ambiente lavorativo, paura della concorrenza spietata a cui saranno sottoposti nel momento in cui inizieranno a inviare il curriculum.

Il timore rimane l’ostacolo più grande da superare quando si parla di cambiare lavoro, anche se quello che abbiamo al momento non ci soddisfa, o peggio, ci mortifica. In poche parole, molti millennial preferiscono accettare posizioni infelici piuttosto che uscire dalla zona di “confort” in cui si sono adagiati.

Se ti trattano male, tu trattati bene: e vai via

Qualche consiglio utile da tenere bene a mente mentre si decide se è il caso o meno di continuare a spendere energie su un luogo di lavoro che ci rende infelici.

  • Trasforma il desiderio di cambiare lavoro in un obiettivo. Cambiare lavoro è un lavoro, e come tale va interpretato: fai un piano strategico!
  • Amplifica il tuo network di contatti. Usa LinkedIn come “pesca a grandi reti” e costruisci un profilo che può contare su un network di utenti simili a te.
  • Informati nel campo dove ti piacerebbe essere inserito e lavora sui tuoi punti di forza: ho le competenze? Conosco qualcuno che già lo fa? Questa esperienza lavorativa fa al caso mio?
  • Preparati ai colloqui. Preparati anche a tutti i no che riceverai. Saranno quelli a dare colore alla scrematura iniziale.
  • Un consiglio un po’ da mamma chioccia, ma comunque evergreen… Sii umile, ma sappi raccontare il tuo valore: quindi accetta di non essere subito in una posizione di rilievo, ma ricordati di non farti i mettere i piedi in testa da qualcuno solo perché occupa una posizione senior.

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