Catalogo dei MILLENNIAL #80: Ronaldinho. La tua enciclopedia dei millennial

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7 Maggio 2020
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Chi è Ronaldinho, dal Mondiale al maiale con lo stesso sorriso

NOME Ronaldo de Assis Moreira (Ronaldinho)
LUOGO NASCITA Porto Alegre (Brasile)
DATA NASCITA 21 marzo 1980
SETTORE Sport
NAZIONALITÀ Brasiliana
MILLENNIAL FACTOR Narcisista

Chi è

Era la bellezza del calcio riflessa in uno specchio d’acciaio. Narcisista con la palla tra i piedi ma al tempo stesso incredibilmente pragmatico. Ronaldinho nei suoi tempi d’oro è stato questo: calciatore tanto spettacolare quanto efficace. Uno di quelli che in partita era in grado di riproporre alla perfezione gli stessi trucchi provati in allenamento, come se nulla fosse e riuscendoci quasi sempre.

Il suo nome vero è Ronaldo de Assis Moreira ma vista la compresenza di Ronaldo il Fenomeno in nazionale venne subito ribattezzato ‘Dihno’. Come tanti grandi campioni brasiliani, anche lui dovette crescere in fretta: aveva appena 8 anni quando il padre, operaio ex calciatore, morì. Allora la speranza della famiglia, prima che un infortunio lo fermasse, era il fratello Roberto. Ma la svolta per l’intero clan è arrivata grazie al più piccolo di tutti, Ronaldinho.

Fortissimo fin dagli esordi tanto da aver indossato la maglia della Seleção dall’under 15 fino alla vittoria della Copa America nel ’99 e dei Mondiali nel 2002. Dinho ha vinto quasi tutto anche con le sue squadre di club. Sempre da protagonista. Sul tetto d’Europa con la Champions col Barcellona e del Sudamerica con la Libertadores e la Recopa con l’Atletico Mineiro. Spesso si sente dire che Messi sia Messi grazie al ‘tirocinio’ con Ronaldinho nei suoi primi anni al Barça. Erano gli anni in qui alzava al cielo il Pallone d’oro e per due anni consecutivi veniva nominato il giocatore dell’anno.

L’elastico con il quale dribblava anche i difensori più bravi lasciandoli come statue sul campo da gioco. I sombreri. Gli assist ‘no look’. E una capacita di palleggio alla Maradona. Giocoliere da ammirare già durante i riscaldamenti pre partita ma anche nelle pubblicità della Nike Joga Bonito. Dove il campione faceva letteralmente quello che voleva con il pallone in un campo di futsal, proprio come da bambino.

Nessun appassionato di calcio dimenticherà mai il repertorio tecnico incredibilmente completo di quel ragazzo con la coda di cavallo e il sorriso perenne. La sua espressione era ed è rimasta così. Anche quando verso fine carriera giocava con la stessa tecnica mostruosa, le stesse idee in campo, ma con la condizione fisica di uno che fa bicipiti solo con la pinta di Brahma. Come quando si presentò ubriaco all’allenamento con i Verdeoro prima delle olimpiadi di Londra, dove poi vinse il bronzo. Come pare succedesse ogni tanto anche a Barcellona, solo che allora la gioventù celava molto meglio i postumi della sbornia.

Un campione lontano dalla perfezione dei Cr7 e dei Messi di adesso e molto più vicino al genio sregolato del Pibe de Oro. Un’idea diventata certezza ora che è finito in carcere in Paraguay insieme al fratello Roberto, suo manager di sempre, per una vicenda tutt’altro che chiara. Il campione è stato arrestato per aver esibito un passaporto falso all’aeroporto. Ma è accusato pure di riciclaggio. Anche se lui afferma di essere andato ad Asunción solo per fare da testimonial all’inaugurazione di un casinò.

«Scoprire che stavo andando in prigione mi ha colpito duramente», ha detto in un’intervista rilasciata dal lussuoso hotel, vuoto per via del coronavirus, dove sta scontando i domiciliari. «Non avrei mai immaginato di trovarmi in una situazione come questa. Per tutta la vita – la sua riflessione – ho cercato di raggiungere il mio livello più alto professionalmente e portare felicità alle persone con il mio calcio».

Nessun problema, perché quei pochi giorni di galera non hanno intaccato la stella di Dinho. Anzi, narra la leggenda che abbia preso parte al torneo interno portando la sua compagine in cima. Tra l’altro violando l’unica regola stabilita prima del fischio d’inizio: quella di non fare gol. Una norma impossibile da rispettare per un fenomeno della sua portata. E poi, accidenti, in palio c’era un maiale da fare arrosto. Inarrestabile mito.

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