Il social down di ieri e quel senso di noia inaspettato. E adesso che faccio?!

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15 Aprile 2019
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Ieri, 14 aprile, per qualche ora si è verificato un social down: non hanno funzionato Facebook, Instagram e Whatsapp. Lì per lì il panico. Poi, mano a mano che passavano i minuti, l’ennesima presa di coscienza. Il telefono senza quella roba dentro non serve a niente. I social sono come lo zucchero, ti drogano il cervello, poi ti disintossichi un attimo e ti rendi conto di quanto sei inguaiato.

Ma non sono d’accordo con gli allarmisti, i retrogradi, quelli che dicono che i social siano il male. Penso siano un frutto del nostro tempo e che come tali vadano trattati, però è indubbio che siamo tutti strafatti.

Me ne sono accorto i primi minuti, provando un senso di noia del tutto inaspettato. Come a dire: e adesso che faccio? Siamo talmente abituati a essere connessi che non ci rendiamo conto degli effetti che ha la connessione. E per qualche istante mi sono gasato.

Mi sono messo a fare le pulizie, a svuotare scatoloni, a cucinare le patate al forno. Cose che avrei fatto comunque ma che ho portato a termine con un senso di leggerezza diverso, senza mai controllare il telefono. Col social down mi sono sentito libero di farmi i fatti miei. Ho ipotizzato per un attimo un attacco hacker che staccava le comunicazioni in tutto il mondo, ho visto il buio digitale e sembrava il passato in cui sono cresciuto.

Pensavo a quanti pomeriggi ho passato sul letto a fissare la finestra, o ai lunghi viaggi in treno a guardare il paesaggio. Non che fosse meglio di oggi ma una riflessione va fatta: quando siamo fissi al telefono sembriamo tutti scemi. Non ascoltiamo i discorsi degli altri, siamo lobotomizzati e passiamo ore a guardare i fatti di gente di cui a mente fredda non ce ne frega niente.

Forse è questo l’unico vero danno dei social, l’essere tutti in contatto. Che due palle questo continuo contatto, questo continuo sapere qualcosa di nuovo, di figo, di importante.

Il mondo come lo conoscevamo è andato. Noi Millennial ne siamo gli ultimi testimoni. Non era un mondo migliore di questo ma il nemico poteva essere la tv, la pubblicità, i videogiochi diseducativi. Oggi il casino è che ti devi difendere dagli altri, dalla loro ultra esposizione, dal loro raggio d’azione. Coi social il nemico sono diventati i tuoi simili, la gente e le cazzate che posta. Quindi per un attimo ho sognato gli hacker che ci venivano a liberare, che azzeravano tutte le nostre certezze e ci costringevano a ripartire da zero. Ah cazzo, che roba che sarebbe stata.

Col protrarsi del social down, io continuavo a fare le pulizie e ricevevo i primi sms dagli amici. Erano anni che non ricevevo sms. Moreno mi dice: adesso la gente scende in piazza. Ci rido su con lui e penso che alla fine la gente non scenderebbe in piazza ma romperebbe le palle. La gente oggi va in piazza solo per farsi vedere, per tifare Greta, per farsi una foto da mettere sui social, appunto. Ce ne fosse uno che va in piazza per i salari da fame che abbiamo, per gli handicappati, per il futuro dei figli. Solo le cazzate ci portano via di testa e solo alle cazzate ci dedichiamo perché siamo così schiacciati gli uni contro gli altri che abbiamo continuamente bisogno di leggerezza.

Ecco lo ridico, i social non sono il male, ma hanno reso tutto così futile.

Nonostante ciò non smetterò di usarli, ne diventerò come uno di quei bacchettoni moralisti che si scandalizza per il loro strapotere. C’è chi ipotizza la fine di internet a breve, come un trend passeggero. Quando avevo dieci anni le mamme dei miei amici erano allarmate perché i figli volevano nutrire i loro Tamagotchi, poi la cosa è passata. Forse passerà anche questa ultra esposizione, forse tra vent’anni ci vedremo nei futuri programmi televisivi e saremo grotteschi come i paninari, i punk, i rockabilly. Hacker compresi. Siamo cacchette cosmiche in uno sciame di energie che si perpetuano da millenni. E torneremo cenere.

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