Ares, nuova serie Netflix sui turbo-massoni, l’ha sceneggiata Diego Fusaro?

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9 Febbraio 2020
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Tutti aspirano a far parte di gruppi eletti ma credete davvero che sia così facile?

Ares, nuova serie tv Netflix, prova a esplorare i risvolti del desiderio di potere raccontandoci la storia di una società segreta col nome del dio della guerra.

Trama

Ad Amsterdam una studentessa di medicina, Rosa (Jade Olieberg), cerca di sopravvivere alla responsabilità di accudire una madre con gravi problemi psichici e all’ansia riguardante il futuro. Uno dei suoi amici, Jacob, però comincia a frequentare uno strano gruppo di snob ricconi e la coinvolge, suo malgrado, nell’iniziazione di una esclusiva congrega: la Ares.

Rosa si dimostra subito attratta dalle possibilità di futuro successo che i membri le prospettano. A quanto pare infatti la Ares governa di fatto l’Olanda da secoli, garantendone la ricchezza e la sovranità.

I neomembri della Ares devono risiedere all’interno della sede e così Rosa abbandona la madre e il padre, incurante delle conseguenze.

Presto si distingue per la sua determinazione, al punto che Carmen (una ragazza già senior perché discendente da altri appartenenti alla congrega) scopre che è pronta a passare a un livello di iniziazione superiore.

Punti forti/deboli della serie

  1. L’iconografia: le prime puntate attingono a piene mani dall’immaginario di Arthur Schnitzler in Doppio sogno e in quello di Kubrick in Eyes Wide Shut. Persone travestite con lunghi mantelli (un po’ alla Achille Lauro per intenderci), maschere, penombre suggestive e soprattutto una gerarchia ferrea, che si può scalare solo a prezzo del sangue.
  2. Il mistero: all’interno del palazzo che ospita la Ares vive qualcosa, soprannominato Beal. Il tentativo di scoprire cosa o chi sia assorbirà gli sforzi di Rosa e Jacob a lungo.
  3. Scene cruente: la via per il successo è costellata di morte e sacrifici (umani). Questa serie non ci risparmia niente, quindi i deboli di stomaco sono avvisati.
  4. La protagonista: Rosa è la tipica ragazza di umili origini che crede fortemente nelle proprie capacità. Fino alla fine non capiremo se è un’opportunista o meno ma sicuramente l’indecisione è dovuta al tentativo degli sceneggiatori di fornire più chiavi di lettura agli spettatori.
  5. Spiegazioni: poco pervenute. Infatti il mito alla base della serie è quello di un’entità a cui gli uomini sacrificano la propria anima in nome del potere ma tutto ciò non è abbastanza giustificato dall’evolversi degli episodi.

In pratica i punti di forza della serie sono anche i punti deboli perché a fianco di alcuni spunti molto suggestivi, la sceneggiatura si perde nei meandri del mistero e non si ritrova più.

L’impressione è che non ci sia stata la capacità di condurre più storylines parallele, perché sappiamo praticamente solo alcuni dettagli della storia di Rosa.

Neanche la storia della Ares è particolarmente approfondita, segno forse che seguirà una seconda stagione? Vengono infatti lanciati alcuni input che non trovano sfogo e lasciano pensare a futuri sviluppi.

Intanto molti spettatori desistono dalla visione perché impressionati da alcune scene o perché indifferenti alle sorti dei protagonisti che, di fatto, rimangono estranei e con cui non si riesce a empatizzare.

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