Perché Sanremo è Sanremo, perfino per i Millennial?

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7 Gennaio 2020
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Sta succedendo qualcosa di inaspettato in questi ultimi anni: Sanremo è risorto. Mentre sono decaduti i rituali giurassici del secolo scorso, da Miss Italia ai telequiz, questa istituzione culturale continua a vivere.

 

Come tutte le istituzioni nazional-popolari, Sanremo è odiato dagli intellettuali e combattuta dagli anarchici, identificata con la casta, il potere, il capitale. Ma lui niente, ogni anno arriva indomito e non è che sopravviva, ma ci da delle vere e proprie hit. Pensate a Achille Lauro e Mahmood. Il bello è che il fossile di Sanremo è stato salvato dai fossili di Morandi e Baglioni, uno più museo delle cere dell’altro eppure entrambi in grado di riportare i Millennial a guardare il Festival.

 

Se in quella settimana di febbraio i ragazzini delle elementari cantano Rolls Royce vuol dire che quel pezzo ha veramente fatto breccia e che il Festival non è più solo l’attività serale di nonne e zie coi bigodini in provincia come era negli anni Zero.

Dieci anni fa era impensabile mentre in questi giorni guardando al cast della prossima edizione c’è da aspettarsi anche più di una manciata di buoni pezzi. A questo giro sale sul palco più prestigioso della nostra tv uno che ha sempre avuto la faccia da telequiz e si è distinto negli anni per avere fatto il culo a un concorrente che lo voleva sfottere.

 

L’effetto Festival

Eppure c’è da essere convinti che pure Amadeus farà un figurone. È l’effetto Festival che si introietta per una settimana in ogni singola casa italiana, come i mondiali di calcio o il Natale. E diventa per sette giorni il collante di tutto il mondo del gossip e dello spettacolo del nostro paese. Ovvero quello che la gente brama. Il conduttore è sempre l’artefice della cerimonia e Amadeus si è inventato un cast per tutte le età. Per gli amanti del weirdo ci sarà il ritorno di Masini, stigmatizzato nei ‘90 e bollato come iettatore (poveraccio che roba brutta) e addirittura Zarrillo che sebbene sia stato al festival nel 2008 è ancora l’ologramma di se stesso versione 1997-1998. Già questa coppia garantisce il fattore nostalgia, l’epifania melanconica anni 90. Senza contare le new entry Rita Pavone e Tosca. Poi c’è il carico con la stramba coppia Bugo e Morgan che di sicuro porterà qualcosa di interessante. Nell’insalatona concorrenti c’è di tutto.

I concorrenti di Sanremo 2020

Nigiotti che ormai è una sorta di Renga misto Nek ovvero un paradossale sex symbol tutto collanine e peli di barba ma che inspiegabilmente strega le donne. Lady Xanax alias Levante e Mister Valium Gualazzi, le mistiche chiappe leopardate di Elettra Lamborghini (che siano lodate). L’ultimo mohicano Piero Peluah!. Lo sfornatore di singoli Francesco Gabbani e l’immenso Achille Lauro. Tra gli ospiti Fiorello che è una garanzia, Benigni che speriamo non ce la meni e torni a farci ridere e Salmo che porterà i suoi ritmi serrati. 

Non importa se vi farà cagare o meno, se passerete le serate a sfottere i cantanti, non importa quanto indie ascoltate o quanto vi sentite colti. Nella musica conta solo ciò che suona bene e c’è da aspettarsi qualche hit anche a questa edizione. Per quanta controcultura avete letto o ascoltato il Festival di Sanremo se ne fotte. In quella settimana catalizzerà ogni vostro gesto e dimostrerà come noi italiani siamo sempre tanto impegnati a farci le pulci o sminuirci invece di goderci le cose buone che abbiamo. O quantomeno di comprendere come mai ci ritroviamo uniti solo per la nazionale e passiamo il resto dell’anno a pensare più alle nostre divisioni che ai punti di contatto. Il Festival comunque rimane lì, ogni anno imperterrito. Per chi rimane e per chi parte, per chi lo guarda in streaming dal continente in cui è emigrato, per gli immigrati che vorranno venire in Italia e lo guarderanno chissà dove. Come una pietra sacra e irremovibile. A noi la scelta se venerarla o combatterla.

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