La reazione dei passanti all’attentato del London Bridge fa sperare nell’umanità

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2 Dicembre 2019
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La cosa più positiva del precedente weekend di sangue è il dato umano. L’attentatore di Londra è stato steso da dei passanti.

Si trovavano lì per caso mentre quel disturbato pugnalava la gente e minacciava di far saltare una finta cintura esplosiva. In quei pochi istanti che avranno avuto per valutare la situazione hanno optato per la scelta più secca: intervenire. Guardate che non è roba da poco. Non so se quel tizio apparisse o meno credibile ma aveva già ucciso delle persone, in pieno giorno, in centro a Londra. Invece di correre ai ripari, questa gente comune, tra cui un ex omicida, ha messo a repentaglio la propria vita per salvarne altre. O semplicemente perché per istinto lo hanno ritenuto giusto.

La strage in Norvegia e il commento di Burzum

Anni fa ai tempi della strage in Norvegia perpetuata da Breivik ci fu un commento che mi colpì molto. Ci fu chi accusò i norvegesi di essere dei codardi. Di essersi fatti sottomettere da un singolo uomo mentre tutti cercavano la fuga e in decine morivano sotto i colpi di quel pazzoide. A dirlo era stato Varg Vikernes, alias Burzum, il più peso dei cantanti black metal mai esistiti. Burzum non è un tizio qualunque. Si è preso 21 anni di condanna per l’omicidio di Euronymous, finito a coltellate (quella fatale al cranio) per ragioni ancora abbastanza poco chiare. La condanna di Burzum era gravata anche dall’aver appiccato il fuoco in diverse chiese e per il possesso illegale di 150 kg di esplosivo. Non si trattava quindi di un tipetto raccomandabile. Un interventista, un mezzo criminale, che rimproverava a tutti i buoni cittadini borghesi di non avere le palle per difendersi. Del resto, noi le avremmo avute?

Il commento di Burzum fu qualcosa che uscì dal mondo del metal e occupò anche le pagine dei giornali norvegesi, in un clima di appiattimento in cui tutti erano storditi dalla violenza atroce di quello che era successo. Immaginatevi la scena. Le urla, gli spari, la morte. Ne abbiamo sentiti a bizzeffe di questi racconti purtroppo negli anni e il più delle volte le persone cercano di salvarsi la pelle. A Londra è stato diverso. C’è stato qualcosa, un motto di umanità, una sorta di fratellanza silenziosa che ha fatto scattare la rappresaglia.

Scorrevo le notizie sull’accaduto mentre mi arrivavano aggiornamenti su un altro attacco all’Aja e un ordigno sospetto a Parigi, l’ansia saliva. Eppure, per una volta, nonostante fosse un momento disperato, ho avuto un pizzico di fiducia in più nell’essere umano capace di gesti altissimi e nobili. In culo a Burzum pure.

 

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