Le bitcoin come funzionano? Per la loro estrazione si consuma più energia della Danimarca

15 dicembre 2017
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Oggi con la moneta virtuale si può avere di tutto, addirittura pagare le tasse universitarie. Quello che però, tipicamente, il millennial ha acquistato, e acquista, sono le bitcoin stesse. Ma le bitcoin come funzionano davvero? Sono il più fulgido investimento per il nostro futuro, una colossale bolla speculativa, o un rischioso esperimento sociale su scala globale?

Sono passati quasi dieci anni dall’introduzione della prima moneta virtuale, o crypto-currency. Le bitcoin sono inizialmente diventate famose in Italia per le transazioni, molto poco chiare, avvenute nel deep web.

Hanno avuto picchi di popolarità mondiale a ogni crisi monetaria. Sono state viste come un possibile bene rifugio più facile da reperire dell’oro e non sottoposto ad alcun controllo fiscale.

Un fenomeno molto strano in effetti. In Italia, come in altri paesi, c’è un limite al prelievo di contante; si viene immediatamente segnalati per transazioni finanziare relativamente basse; non si può utilizzare contanti per acquisti sopra certe soglie; non si può detenere oro senza denunciarlo.

Norme che, alla loro introduzione, molti definirono da regime poliziesco. Si parla per lo più del governo Monti.

Gli Stati Uniti hanno controlli serratissimi sulle transazioni finanziarie opache in odore di terrorismo, hanno emesso sanzioni, bloccato conti, etc.

Ma, quindi, le bitcoin come funzionano? Be’, con loro invece ci si può fare di tutto: una grande anomalia che mi ha sempre lasciato perplesso. Non si tratta più di un fenomeno marginale di alcuni amatori. I primi entusiasti idealisti sono stati proprio i più giovani. Ormai, invece, regna la speculazione. Per tanti avere delle bitcoin era un must e oggi si ritrovano con un bel gruzzolo, virtuale, dopo il boom degli ultimissimi mesi.

Quanto andrà avanti? Vediamo di capire, a grandi linee, come sono nate.

Bitcoin è una moneta apparsa nel 2008. Un algoritmo ne regola le transazioni (tramite blockchain) e la produzione, chiamata mining.

Dei peers, miners (minatori), prima da soli, ora raggruppati in gilde, compiono il “lavoro” informatico necessario per produrre una Bitcoin.

Il limite massimo possibile di monete generabili è 21 milioni. Più ci si avvicina a tale soglia, più è costoso produrne: ad oggi il processo di “estrazione” delle monete consuma effettivamente più energia dell’intera Danimarca. Si stima che nel 2020 sarà pari a quella degli Stati Uniti.

Questo dato mostra, e smaschera, una delle tante schizofrenie della società contemporanea e dei suoi valori dominanti.

Certi “idealisti” sostengono, o profetizzano, che la piena informatizzazione redimerà l’Uomo. Nella Silicon Valley guardano dall’alto in basso i “trogloditi” che non si conformano al loro modello valoriale e di sviluppo. Al Web, alla Rete, è attribuito valore messianico e, così, alla bitcoin, moneta anarco-liberale di una società di uguali. In realtà se tutti avessero lo stile di vita di questi guru il mondo sarebbe distrutto. Le bitcoin come funzionano? Sappiate che la loro estrazione necessita un consumo di elettricità impressionante, in massima parte prodotta da centrali a carbone o idrocarburi.

Dire di passare alle energie rinnovabili è una truffa. Non si potrebbe sostenere (con le attuali tecniche) una tale richiesta di elettricità neanche se tutti avessimo una pala eolica sul tetto.

La tecnologia, la robotizzazione, l’informatizzazione necessitano di sempre più elevate quantità di energia, che ha dei costi ambientali. Non si può promuovere un certo modello di sviluppo e avere, se non addirittura imporre, un’ideologia che mina alla base il modello stesso.

Vorrei sapere quante persone sarebbero disposte ad andare a piedi da Milano a Roma e non in treno. Dico a piedi perché non è “etico” sfruttare un cavallo per muoversi.

Ma perché per “produrre” una bitcoin è necessario lavoro informatico? Per darle concretezza e valore. Ecco le bitcoin come funzionano.

La moneta è nata da un’evoluzione del baratto: una capra “valeva” tre galline, ad esempio, e venivano scambiate così. Via via sono stati utilizzati dei “mezzi” che avessero valore intrinseco ed agevolassero gli scambi. Ebbero successo soprattutto i metalli preziosi, vista la loro scarsità. La fece da padrone l’oro, incorruttibile e facilmente lavorabile. Gli stati iniziarono a coniare delle monete fatte di metalli considerati preziosi, alcune erano più richieste di altre proprio per il loro valore intrinseco. Successivamente furono sostituite dalla cartamoneta: le banconote erano “pagabili a vista al portatore”, ossia, in linea teorica, era possibile andare alla banca centrale e chiedere il corrispettivo in preziosi.

 

In Messico, all’arrivo degli spagnoli, si utilizzavano semi di cacao come moneta. È un tipico esempio di come il valore dato ad uno strumento di pagamento sia puramente convenzionale.

Nel 1971 gli Stati Uniti decisero che avrebbero sospeso la convertibilità in oro del dollaro, che era base delle transazioni internazionali. Ciò ha creato una shock sui mercati in quanto, garantiti dalla loro potenza militare ed economica, gli americani hanno imposto una valuta che valeva, tecnicamente, solo la carta di cui era fatta. Sono stati accusati di avere un approccio mafioso in politica monetaria.

Tuttora la base delle transazioni internazionali è il dollaro ed è questa la forza del sistema americano. Molti stati stanno cercando di liberarsi da questo abbraccio, definito mortale, e procedere a scambi bilaterali in valuta propria.

Il dollaro era la riserva valutaria privilegiata delle banche centrali, avendo sostituito, di fatto, i metalli preziosi. I BRICS stanno ipotizzando di tornare a scambi basati sull’oro e ne stanno aumentando notevolmente le riserve.

Questa digressione serve a spiegare le bitcoin come funzionano. Cioè perché sia stato dato alla moneta virtuale un “sottostante”, ossia un valore-lavoro. Per cui, in effetti, è vero ciò che affermano i fautori delle crypto-valute, ossia che queste abbiano maggiore concretezza delle altre, ancorché siano solo virtuali.

Il limite è che il dollaro è “garantito” dalla forza della potenza egemone mondiale, mentre le bitcoin da un algoritmo.

Questo valore-lavoro è sì “oggettivo”, però, d’altra parte, è “senza senso” in quanto si tratta di un lavoro fine a se stesso. E’ stato paragonato allo scavare fossi nel terreno e riempirli di nuovo.

Concludendo, per rispondere alla domanda “le bitcoin come funzionano?”, possiamo dire che si consuma più elettricità della Danimarca per estrarre bitcoin tanto per poter affermare che si è fatto qualcosa che avesse valore intrinseco. Affascinante…

Che prospettive? Il limite di produzione di Bitcoin può creare effetti imprevedibili ed opposti: portarne il valore all’infinito come far collassare il sistema. C’è chi ipotizza che la produzione dell’ultima bitcoin possa richiedere una quantità di energia oggi non disponibile.

Più probabile che ci sarà l’intervento degli stati. Oggi stranamente “grandi assenti”. I russi, con qualche altra nazione, stanno ipotizzando di creare delle cryto-valute garantite dagli stati stesse. E’ stata ipotizzata una moneta virtuale che avesse come sottostante il petrolio per agevolare gli scambi con la Cina, minando, così, il dominio del petro-dollaro.

Personalmente ipotizzo che ci possa essere un’ulteriore impennata del valore cui seguirà un intervento coordinato degli stati. Sembra quasi che stiano assistendo silenti a un esperimento sociale globale.

 

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