Perché per i Millennial lo stage non è la partenza ma il punto di arrivo

9 novembre 2018
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Domani sarà la giornata internazionale degli stagisti. Oggi ho concluso ufficialmente la mia primissima settimana di stage. Ma, fidatevi, raccontarvi di come è trascorsa sarebbe noioso. Ecco invece i 5 lavori che ho fatto prima di diventare uno stagista. Perché, per un millennial, lo stage non è la partenza ma il punto di arrivo.

 

NB: Ovviamente non ho lavorato in nero, ma no, figuratevi, noi millennial queste cose non le facciamo. Non ho scritto questo per tutelarmi, assolutamente no.

 

1 – Operario in fabbrica: ero giovane, sedicenne e di brutte speranze. Coerentemente: lavoro brutto mi ci butto. Spostavo pesi tutto il giorno e attaccavo etichette per ore. Tutto questo per 3 euro l’ora e qualche centesimo.
Cosa ho imparato?
Compiere gesti ripetitivi, spesso pesanti, tutto il giorno. Forse l’ambizione di qualcuno, di certo non la mia.

 

2 – Porta pizze: noi millennial siamo di un’altra generazione. All’epoca non ci chiamavamo Deliveroo o Just Eat. Ci chiamavamo porta pizze. La mia specialità era conquistare milf (e le loro madri) e spillargli mance con il mio fascino. Complici le poche diottrie, funzionava. Qualche mese dopo che mi sono dimesso dimesso la pizzeria ha chiuso. Mera coincidenza?
Cosa ho imparato?
Se la pizza arriva in ritardo non è mai colpa del porta pizze. Noi cerchia eletta che insieme ai kebabbari sfamiamo voi millennial non abbiamo colpe. Ambasciator non porta pena.

 

3 – Giardiniere oltreoceano: storia lunga quanto i chilometri che ci separano dagli Stati Uniti. Mi occupavo del loro giardino facendo concorrenza sleale, in nero, ai messicani. Trump suka.
Cosa ho imparato?
Che 15 dollari l’ora per un novellino non sono male. Forse negli Stati Uniti si può guadagnare qualcosa e l’italiano vende e si vende. Google ci permette di fare delle esperienze impensabili e stimolanti.

 

4 – Tutor per orientamento universitario
Dovevo convincere i giovani a pagare migliaia di euro per la loro formazione futura.
Cosa ho imparato?
La generazione Z ha una cosa in comune con la nostra. La paura per il futuro. Il timore della condanna allo stage eterno, il timore di non riuscirsi a comprare nulla, proprio come noi.

 

5 – Lo YouTuber: in pochi lo sanno ma in forma anonima ho un canale su YouTube. Con 2500 iscritti e 2 milioni e mezzo di visualizzazioni complessive rientro ufficialmente nella schiera degli YouTuber italiani.
Cosa ho imparato?
Che una persona su 30 in Italia ha visto un mio video e io guadagno solo 6 euro al mese per questo. La lezione è che lo YouTuber non dico che non sia un mestiere vero, ma prima che sia più remunerativo del fare l’operaio, beh…
Torno a lavorare prima che il mio capo si accorga che il suo stagista preferito non sta
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