Catalogo dei MILLENNIAL #27 La professoressa di Prato. La tua enciclopedia dei millennial

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10 Aprile 2019
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Chi è la professoressa di Prato, l’infermiera rimasta incinta di uno studente di 14 anni

NOME Professoressa di Prato
LUOGO NASCITA Italia
DATA NASCITA 1988
SETTORE Scandali
NAZIONALITÀ Italiana
MILLENNIAL FACTOR Impaziente, Egocentrica

Chi è

«Della serie, 31 anni e non sentirli. Penso che potrei sedermi a un banco di qualsiasi quarta liceo e non si accorgerebbero dell’intrusa». Così scriveva di sé stessa accanto ad una foto su Facebook. Una convinzione, quella della gioventù intatta, che non si limitava ad un post dato in pasto ai propri follower ma che, stando alle sue gesta, sicuramente aveva sconfinato ogni suo neurone e vagava in tutta libertà nel suo sistema nervoso già da un po’. Almeno dal 2017, anno nel quale ha cominciato a fare sesso con un ragazzino di 13 anni – secondo lei già ne aveva 14 – a cui faceva lezioni d’inglese. Tanto da rimanere incinta di lui e partorire un figlio nel 2018. Tutto certificato dal Dna.

Protagonista di questo ritratto è proprio la donna, che chiameremo ‘Professoressa di Prato’ per semplicità. Questa millennial con la sindrome di Peter Pan non avrà un volto, né un nome per motivi legati alla privacy dei minori coinvolti nella storia. E sono almeno tre, il suo studente, amante e accusatore, e i suoi due figli, quello avuto col marito che ha solo quattro anni in meno del suo giovanissimo toy boy e il neonato nato dalla relazione fedifraga.

Difficile permeare l’identità della professoressa (sexy?) che è finita agli arresti domiciliari a fine marzo, dopo la denuncia dei genitori dello studente. Pensare che era stata proprio la mamma a proporre al figlio questa sua amica – si conoscevano dalla palestra – come insegnante per il doposcuola. Un’occasione per arrotondare colta al volo dalla prof, che nella vita fa l’infermiera.

Tuttavia, più che la passione per traduzioni e grammatica, durante le lezioni è emerso un certo amore per l’anatomia pratica e l’educazione sessuale. Una storia – stando alle parole della donna durante l’interrogatorio di garanzia – consensuale: escamotage valido soltanto se riuscirà a dimostrare che il ragazzino aveva già almeno 14 anni, smontando così l’accusa di violenza sessuale per induzione e in parte quella di atti sessuali con minore.

Contro di lei, oltre le parole del ragazzo, che era sì consenziente ma si è trovato in una storia più grande di lui, ci sono una serie di messaggi recuperati e finiti sul tavolo dei magistrati. La professoressa millennial era ossessionata dall’adolescente – forse non solo da lui visto le indagini hanno accertato che navigava su siti con materiale pedopornografico – e per soggiogarlo gli scriveva testi dove appare chiara la sua personalità depressiva e delirante. «Oggi stesso andrò dall’avvocato per avviare le pratiche di separazione, sei contento?» E impaziente aggiungeva: «Quanti figli pensi di volere?». E ancora: «Non ce la faccio ad amare a senso unico»; «Mi uccido»; «Ho ripreso lo Xanax»; «Sto meglio perché so che mi ami»; «Per me sei la malattia ma anche la cura».

Un’ossessione che l’aveva portata quasi a non nascondere più quell’amore proibito. Diventato una prigione per lo studente che non ha dubbi: «Mi ha rovinato la vita». Non per lei che pare avesse rivelato la sua relazione al marito e forse perfino al figlio di 10 anni. Per le strade del suo quartiere, e in palestra, la gente ricorda le sue parole d’orgoglio dopo la nascita del frutto delle sue lezioni d’inglese: «Visto come somiglia al ragazzino», diceva alle persone che, all’oscuro di tutto, non comprendevano. Era la verità.

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