Catalogo dei MILLENNIAL #39 Richard Carapaz. La tua enciclopedia dei millennial

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3 Giugno 2019
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Chi è Richard Carapaz, lo ‘stagista’ vincitore del Giro d’Italia

NOME Richard António Carapaz Montenegro
LUOGO NASCITA El Carmelo (Ecuador)
DATA NASCITA 29 maggio 1993
SETTORE Sport
NAZIONALITÀ Ecuadoriana
MILLENNIAL FACTOR Precario, Globale, Determinato

Chi è

Il suo apparato respiratorio non teme le altitudini delle montagne alpine. Anzi, per lui affrontare quelle cime che sfiorano il cielo è un po’ come tornare a casa, ai quasi 3.000 metri di El Carmelo. Richard Carapaz, primo ecuatoriano a vincere il Giro D’Italia, non è solo polmoni. Il millennial ha già dimostrato di avere gambe, cuore e testa da vendere.

Lo scalatore della corazzata spagnola Movistar incarna pienamente lo stereotipo sui ciclisti sudamericani che trovano spazio nei team del World Tour. Un luogo comune che in realtà nasconde solo bellezza: origini umilissime, spesso contadine, e la bicicletta che diventa l’opportunità di una vita.

La storia di Richard, sposato con Rosero e padre di due figli, è perfettamente rappresentata dal ‘Trofeo senza fine’ che si porta a casa la maglia rosa del Giro e che adesso avrà inciso per sempre anche il suo nome. Una spirale che parte dal basso, basti pensare che la sua prima bici era stata raccolta dal padre in una discarica della provincia di Carchi, e finisce sempre più in alto, magari proprio nel top del ciclismo mondiale.

Richard Carapaz con la sua prima bici

La ‘Locomotiva’ – appellativo che però fatica a prendere il largo – Carapaz si è affermata molto velocemente in Europa. Dopo gli esordi nella sua terra natale, il millennial che voleva pedalare sempre più in alto si sposta in Colombia, fucina di escarabajos. È lì che arriva il trampolino di lancio verso il ciclismo che conta. Il primo contratto con il super team spagnolo è da stagista, nel 2016. Due anni dopo vince la prima tappa in una delle tre grandi corse, al Giro, e fa quarto nella generale.

È il preambolo a quello che verrà dodici mesi più tardi: quando vestito come un confetto rosa, maglia e perfino il casco, entra nell’Arena di Verona per la passerella finale del Giro 2019. Si commuove. Piange. E, ancor prima di disarcionare il suo cavallino in carbonio, si china per appoggiarsi al manubrio. In una sorta di abbraccio. In un istante, il piccolo Carapaz sembra avvolgere tutta la sua bici, icona della sua storia e – per simbiosi – icona delle storie di coloro che come lui possono dire di avercela fatta.

«Questa vittoria – ha scritto dopo il trionfo su Instagram – non è solo mia, è della squadra, della mia famiglia e di tutti voi che mi avete appoggiato da ogni angolo del mondo con messaggi di sostegno! Non smettete di credere in voi stessi fino a conquistare le più grandi mete».

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