Alfonso di Levante e la grande verità del suo ritornello: che vita di merda

24 ottobre 2017
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Alfonso di Levante non è solo la canzone più famosa del nuovo giudice di X Factor. Alfonso  di Levante è una festa di merda dove non volevamo andare. Alfonso di Levante è una persona di merda che non volevamo incontrare. Alfonso di Levante ci ricorda che, a volte, anche la vita stessa è una merda. E per questo, ad Alfy, gli vogliamo incredibilmente bene.

 

Claudia Lagona, in arte Levante, prima di sedersi dietro alla cattedra più spietata della tv, era solita imbucarsi alle feste di compleanno di un tale Alfonso. Ispirata dagli avvenimenti delle serate, ha scritto la canzone che l’ha portata al successo. Alfonso, appunto.

Quel suo “corre l’anno 2013, in mano alcolici e niente più” ancora oggi l’ascoltiamo in radio e la canticchiamo per le strade. Il ritornello “che vita di merda” è la cosa più spontanea che si possa dire durante una giornata. Ma a parte questo, Alfonso parla del disagio che si prova nel partecipare ad una festa controvoglia. Insomma, una situazione di merda in cui ci siamo ritrovati tutti almeno una volta nella vita. Perché certe sere l’ultima cosa che vorresti fare è proprio uscire per andare a festeggiare.

E poi, festeggiare cosa esattamente? Tu non hai nulla da festeggiare, il tuo unico desiderio è rimanere a letto, guardare un film di Fellini con il tuo gatto e rimpiangere i tempi passati che non torneranno più. Ma i tuoi amici non perdono mai l’occasione di ricordarti che siamo nel 2017, che è sabato sera, e di sabato sera a vent’anni DEVI uscire per forza. E dopo mille messaggi e telefonate, la tua migliore amica riesce a convincerti. Quindi, come Levante, togli il tuo pigiama di Hello Kitty, indossi le scarpe da sera, “per sembrare seria”, “per sembrare in vena” ed esci di casa.

Arrivata alla festa dell’Alfonso di Levante di turno, deicidi di darti una possibilità e quindi per i primi venti minuti provi a simulare divertimento “shallala / che gioia mi dà stare in mezzo alla ressa” mentre saluti gli amici, gli amici degli amici e gli sconosciuti presenti. “Berrei volentieri un caffè / mi pestano i piedi da un’ora / ho messo le scarpe da sera, ma no, non sono in vena”.

Quanto ti capisco Levante, la buona volontà non basta, dentro di te lo sai già che quella festa sarà un fallimento. Decidi di dileguarti, ti allontani dalla folla e ti ritrovi da sola con “in mano alcolici e niente più / uhuhuh “ “Che vita di merda” è l’unica cosa che riesci a dire, mentre giri la cannuccia nel tuo Gin Tonic. Ma per sfortuna non è finita, il momento migliore deve ancora arrivare, il momento di Alfonso.

Perché ad ogni festa di merda ce n’è sempre uno come lui. Nel caso di Levante, Alfonso è un poverino che il giorno del suo compleanno prova ad ammiccare con una bella ragazza dall’aria annoiata. Ovviamente non ha successo, lei addirittura si addormenta addosso a lui, e quando si risveglia gli dà dello stronzo perché atrofizzargli la spalla per un’ora non era abbastanza. “Stronzo, tanti auguri ma non ti conosco”. Anche noi abbiamo conosciuto parecchi Alfonso durante le nostre serate. Si avvicinano a te, con il loro charme da lumaconi e provano a corteggiarti con frasi fatte. “Cosa fa una bellezza come te qui tutta sola?” “Fai sesso con gli sconosciuti? no? allora mi presento” “Il mio nome è Alfonso. Ricordalo, lo urlerai più tardi”. “L’imbarazzo è palese, ma sono cortese” canta Levante, perché nonostante il di lui limitato QI, non riesci a trattarlo male, il povero Alfonso. E’ disperato, lo ascolti, ti sforzi di ridere alle sue battute, ti fa pena, gli offri anche una sigaretta, povero Alfonso di Levante. Ma dopo un po’ basta, sei stata troppo gentile, riesci a liberarti di lui e rientri alla festa.

“A, e, i, o, u, y“ cantano tutti in coro. “A, e, y, o, u, y”? Seriamente? Capisci che l’ignoranza ha preso il sopravvento, gli ultimi neuroni che ti sono rimasti stanno per esplodere. Alfonso numero due ti prende, ti trascina in mezzo alla mischia, ti fa girare, ti tocca i fianchi. Tutti intorno a te sono felici, battono le mani fuori tempo, saltano, si abbracciano. Ma tu l’unica cosa che pensi è “se ora parte il trenino mi butto al binario”. E il trenino parte, il trenino parte sempre. E più tu sei annoiato, nervoso, triste, incazzato più il trenino parte. E guai se non partecipi, ti credi forse superiore? sei davvero snob, sei la solita asociale. Forse è meglio tornare a parlare con Alfonso di Levante numero uno, lo cerchi e lo trovi collassato sul divanetto, in mutande e papillon, mentre abbraccia una bottiglia di vodka. Inizi a capire che l’alcool sarà il tuo unico alleato della serata.

Vai in cucina, apri il frigorifero e ti infili in borsa le ultime birre rimaste. Ti allontani ancora dalla ressa, sei di nuovo sola, “in mano alcolici e niente più / uhuhu”. Speri solamente che tutto finisca presto. Una fan di Levante commenta su youtube: “Grazie Claudia per aver reso giustizia a tutte quelle serate passate fuori casa con un unico chiodo fisso scolpito nel cervello: perché sono uscita? E via di rimpianti e scuse nei confronti dell’unica essenza maschia che sei certa non potrà mai tradirti: il piumone”. Ed ha proprio ragione. “Che vita di meeeerdaaah”.

 

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