The end of the f***ing world 2: un’apocalisse geniale

Avatar
19 Novembre 2019
397 Visualizzazioni

Il mondo non è ancora finito ma Alyssa e James nella seconda stagione di The end of the F***ing world sono più incasinati che mai.

La nuova stagione di The end of the f***ing world, geniale e politicamente scorretta, torna con Alyssa (Jessica Bardem) alle prese con il matrimonio e James (Alex Lawther) che perde improvvisamente il padre.

Il passato

Cosa è rimasto dei due ragazzi in fuga dopo aver ucciso un uomo per legittima difesa? L’aver scontato la pena e l’aver trascorso mesi in ospedale sarà stato abbastanza?

Questa volta gli autori non avevano le risposte. Se la prima serie si basava sull’omonima graphic novel di Charles Forsman, la seconda è assolutamente originale e ha esplorato nuovi aspetti.

Il presente

Innanzitutto introducendo un personaggio-chiave nuovo: Bonnie (Naomi Ackie).

Bonnie è appena uscita di prigione, dopo aver scontato una condanna per omicidio e trama già una vendetta.

I suoi obiettivi sono James e Alyssa, che lei cerca ossessivamente per vendicare la morte dell’amato, l’uomo ucciso dai due mentre tentava di violentare Alyssa.

Così, quando Alyssa fugge dalle sue nozze e salta in macchina con James, a Bonnie non resta che farsi caricare dai due facendo l’autostop, nella speranza di avere un’occasione per accopparli.

Ovviamente non sarà poi così facile e nel corso degli episodi lo spettatore rivede nella ragazza tutto il disgusto per la vita che nella prima stagione provavano i due protagonisti, adesso paghi della loro ritrovata vicinanza.

Bonnie è sicuramente un colpo di genio degli autori e riesce a fare da collante tra il mutismo patologico di James e il bisogno di attenzione di Alyssa.

Inoltre i flashback rischiarano anche le nebbie del suo passato, rendendola di puntata in puntata un po’ più simpatica.

La scelta migliore di tutta la serie è però stata quella di mantenere solo 8 episodi da venti minuti ciascuno, una durata ottimale dato che la carne al fuoco non era moltissima.

Ma Bonnie, James e Alyssa, fragili e folli come tutti noi, ci accompagnano in un percorso di empatia che non disdegna i cattivi sentimenti, se servono a dare davvero voce a quello che si prova, e alla fine ci fa anche sorridere.

Il finale

In definitiva questa seconda stagione appare riuscita, pur con inevitabili momenti lenti, perché propone un’evoluzione di James e Alyssa verso la maturità psicologica senza diventare melensa. Lei capisce di poter chiedere aiuto, lui di potere essere un sostegno per qualcuno senza necessariamente mettere da parte se stesso.

Leggi anche: