Vuoi essere fico a scuola? Tifa la squadra del cuore che vince, perbacco!

3 settembre 2017
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Si torna a scuola e tra i tanti bambini pronti con la nuovissima cartella delle Tartarughe Ninja ci saranno anche loro, i 2011: avvertenze calcistiche

In realtà se ne sbatteranno delle Tartarughe Ninja, sul loro zaino ci saranno i Paw Patrol o qualche altro eroe transgender dei giorni nostri.

La classe 2011 è composta da piccoli bambini di 6 anni che nella loro vita hanno visto vincere lo scudetto solo alla Juventus. Questo il dato “allarmante” che mi è stato riferito la settimana scorsa.

Il direttore di The Millennial mi ha chiamato nel suo maestoso ufficio e mi ha detto: “Foolvio, fai un pezzo su questa storia”.

In un primo momento ho pensato che fosse strunz, perché sa benissimo che tifo Napoli e che negli ultimi 6 anni siamo andati vicinissimi a strappare uno di quegli scudetti alla Juventus, ma poi ho pensato che un mio pensiero su questo caso potesse essere d’aiuto a chi, con coraggio, orgoglio e dignità decide di tifare la squadra che rappresenta la propria città.

Ne so qualcosa io che negli anni post-Maradona entravo in una classe milanese zeppa di milanisti che nei 4 anni successivi hanno festeggiato scudetti e trofei internazionali grazie alle vittorie del Grande Milan di Fabio Capello.

Ricordo che una volta, durante un Milan-Napoli della stagione 1991-92, perdemmo 5 a 0. Ho ancora ben nitida l’immagine di me quella domenica dietro la spalliera del divano in un mix di preghiere e lacrime (forse quel giorno coincide anche con la mia prima bestemmia) per l’umiliazione che la mia squadra del cuore mi avrebbe procurato il giorno dopo a scuola. Ma quella è la paura che si ha prima della guerra.

Una volta varcata la soglia della classe, chiunque avesse osato deridermi, avrebbe trovato sulla sua strada un piccolo Pablo Escobar pronto a vendicarsi. Ora che ci penso, forse l’andamento delle note di demerito a scuola andava di pari passo con i risultati del Napoli di quell’anno.

E se capitava che il Napoli miracolosamente vincesse: via con altri sfottò come “Maradona è un drogato” o insulti vari sulla posizione in classifica. Ero da solo contro tutti, ed era davvero dura, ma oggi sono felice di aver resistito a quelle umiliazioni, perché penso che in qualche modo habbiano rafforzato il mio carattere.

“L’arte di vincere si impara nelle sconfitte”. A dirlo è Simòn Bolìvar (se avete visto le prime due stagioni di Narcos, sapete di chi sto parlando)

Cari piccoli amici del 2011, a scuola troverete 3 diversi tipi di tifosi

  1. quello che tifa la squadra del cuore che vince (in questo momento la Juventus) perché così pensa di essere figo.
  2. quello che tifa la squadra che tifa il padre pugliese/calabrese/siciliano (che tifava la squadra che vinceva – sempre la Juventus – perché così pensava di essere figo).
  3. quello che tifa la squadra del cuore che rappresenta la sua città d’origine.

Gli esemplari appartenenti al terzo gruppo sono sempre più rari. Quindi capita che anche se ti trovi a Bari o a Palermo, la tua classe sarà piena zeppa di juventini. Se vuoi essere figo, devi tifare la Juventus, così nessuno potrà sfotterti. Il messaggio è chiaro, no?

Ora un appello ai genitori, che hanno e avranno grandissime responsabilità nel coinvolgere i nuovi piccoli tifosi: preferite un figlio a cui sembrerà che vincere sia estremamente facile, distorcendo così la realtà dei fatti, oppure preferite un bambino che sarà capace di costruire le sue vittorie con fatica e sacrificio?

figlio elkann piange

Il mio invito è quello di tifare la squadra del cuore che rappresenta le proprie origini, senza preoccuparsi della serie o della posizione che sta occupando in quel momento. Forse non vincerà mai uno scudetto e non disputerà mai una partita di Champions League, ma le vittorie, anche quelle piccole, saranno sentite in modo diverso.

Il miracolo del Benevento in Serie A

Fino all’anno scorso nella provincia di Benevento, i tifosi della squadra di casa erano poche migliaia di ultrà fedelissimi, mentre il resto della città si divideva tra juventini, milanisti, interisti, romanisti e napoletani.

Oggi a Benevento, tutti tifano Benevento. Sono improvvisamente saltati tutti sul carro dei vincitori, perché si sono resi conto che se non avessero fatto così, avrebbero perso quel magico senso di appartenenza che sta coinvolgendo tutta la città. Parlo di questo aspetto. Quello che gli interisti di Bari non possono provare. Quello che gli juventini di Palermo si sognano. Quello che calabresi tifosi del Milan non capiranno mai.

Io non ho altro da aggiungere: tirate voi le somme. Ma se nel 2030 la vostra ragazza cicciona di Reggio Calabria vi regalerà un viaggio a Torino e un biglietto dello Juventus Stadium per vedere Juventus-Catanzaro, o gridate “terroni di merda” anche voi, oppure avete capito cosa vi sto dicendo.

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