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Quanta retorica e quanto veleno sul Psg. E anche sui Lakers…

13 Marzo 2022
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Il Paris Saint Germain (Psg) eliminato dalla Champions League ha scatenato moralisti e banderuole in eguale misura. Lo stesso sta accadendo nella Nba con i Lakers

Mai nella storia una squadra ha avuto quasi tutto il mondo contro come il Paris Saint Germain mercoledì scorso nella sfida europea contro il Real Madrid: chi per un motivo chi per l’altro si è trovato costretto a sostenere la squadra che sino alla scorsa estate era a sua volta osteggiata per motivi e meriti storici e per essere in prima fila nell’allestire la SuperLega. Tutto molto bello, avrebbe chiosato da par suo Bruno Pizzul. Soprattutto i commenti a posteriori, degni in tutto e per tutto di quelli che spadroneggiano in tema di covid (da due anni a questa parte) e in merito alla guerra della Russia in Ucraina (da un paio di settimane).

Una (finta) morale a senso unico contro il Psg

La finta morale che se ne ricava è molto semplice: si è preso di mira il Psg perché ha allestito una squadra senza badare a spese, prendendo Leo Messi, Gigio Donnarumma, Sergio Ramos e tanti altri ancora, pensando soltanto ad assemblare una sorta di raccolta di figurine di un dream team perfetto per il Fantacalcio o per la Playstation ma evidentemente non sufficiente per vincere quella che una volta si chiamava la Coppa dei Campioni.

Il sorteggio ha voluto che i parigini si siano trovati negli ottavi la regina assoluta della Champions, il Real Madrid che dall’alto delle sue tredici vittorie guarda tutti dall’alto in basso e quando sente la musichetta della Coppa dalla Grandi Orecchie si trasforma come Bruce Banner in Hulk. Non ce n’è quasi mai per nessuno. Questione di Dna? Questione di Dna, di abitudine alle sfide di questo livello e di indossare una camiseta unica nel suo genere, che pesa più delle altre ma dà più forza di tutte le altre. 

 

 

Inutile scadere nella retorica quando ha passato il turno una squadra che aveva in panchina giocatori come Hazard e Bale, acquistati rispettivamente per 115 e 101 milioni e Marcelo, il cui ingaggio annuale ammonta 11,7 milioni netti. È stato uno scontro tra potenze multimilionarie, non la rivincita del calcio del popolo contro quello degli emiri. Chi lo pensa è in malafede o non è in grado di articolare alcun ragionamento, nemmeno il più elementare. Che poi lo sport preferito dai tifosi sia gufare o si goda più per le sconfitte altrui che non per le proprie vittorie è un dato di fatto, ma non sposta l’asse del problema.

Un fenomeno analogo anche nella Nba con i Lakers

Anche negli Stati Uniti si sta verificando una situazione molto simile a quella del Psg e riguarda il campionato di basket della Nba ed i Los Angeles Lakers di sua maestà Lebron James. King James ha già uno posto nella storia, avendo vinto il titolo Nba con tre franchigie diverse (Miami, Cleveland e appunto Los Angeles): a 37 anni non gli restano ancora moltissime occasioni per vincere un altro campionato, così ad inizio stagione ha chiamato a sé una serie di campioni per creare una squadra in grado di guardare tutti dall’alto in basso, dal veterano Carmelo Anthony (classe 1984) all’eterno incompiuto Russell Westbrook, quest’ultimo alla ricerca del suo primo anello Nba come il suo ex compagno di squadra James Harden, a sua volta appena trasferitosi dai Brooklyn Nets ai Philadelphia 76ers per lo stesso motivo.

 

 

Tra infortuni e casini vari, la stagione dei Lakers per ora è stato un vero disastro e anche in questo caso i gufi appostati sui loro trespoli stanno godendo, alcuni dei quali mostrandosi autentici miserabili. Ci si riferisce in particolare a chi ha augurato la morte (!!!) a Westbrook e famiglia, accusando il numero 0 gialloviola di essere il principale colpevole delle sconfitte dei Lakers. Si è decisamente oltrepassato il limite, anche o soprattutto perché si è sempre pensato – a torto o a ragione – che certi deliri fossero patrimonio esclusivo degli hooligans del calcio. Se invece certi comportamenti iniziano a farsi largo anche nella Nba, significa che si sta arrivando a un punto di non ritorno.

Per troppi mesi le partite degli sport professionistici si sono dovute giocare a porte chiuse a causa della pandemia, sarebbe meglio evitare che si tornasse a questo status per colpa di comportamenti di alcuni pavidi poveracci. Chi non ha mai tifato contro un’altra squadra scagli la prima pietra, ma anche nel godere delle sconfitte altrui per non pensare alle proprie – nella vita non da spettatori di una partita – deve esserci un limite. 

 

Foto d’apertura dalla pagina Facebook ufficiale del Real Madrid C.F.

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