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Noi millennial, progressisti aperti di mente o semplici opportunisti?

23 Agosto 2021
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Nonostante le canne, l’erba legale e i “se è gay che problema c’è” restiamo meno progressisti di quello che si possa pensare.

Questo almeno è quanto si evince da alcune osservazioni fatte sui giovani negli Stati Uniti. Con esempi validi in Italia.

I millennial statunitensi costituiscono la porzione più grande di adulti a stelle e strisce e saranno decisivi nelle elezioni del 2024. Il 60% si definisce democratico ma le battaglie che vengono combattute, spesso anche insieme alla gen Z, sembrano più frutto di un costrizione data dai tempi in cui viviamo che non di una scelta vera e propria.

Millennial, sei tutto tuo padre!

La differenza con i loro genitori, a uno sguardo approfondito, non sembra frutto del libero arbitrio. Sembra che molti millennial preferirebbero essere genitori e godersi la vita famigliare piuttosto che essere i paladini della giustizia.

Non sono neanche amanti delle grandi città e questo dato è strettamente collegato al loro stato civile. Un terzo dei millennial sposati vorrebbe trasferirsi fuori città in una zona rurale, rispetto al 21% dei single. Non sempre ci riesce per ragioni lavorative ma la volontà c’è.

Probabilmente chi non può godere dei benefici di coppia, invece, sente il bisogno di vivere in città per avere più contatti e relazioni possibili.

I millennial sembrano opportunisti più che dei San Giorgio, combattono non tanto contro l’ingiustizia culturale e sociale in quanto tale ma contro la loro precarietà e necessità economica.

“È così facile dividere il gruppo

Con voi l’han fatto ai tempi di Woodstock

Poi è bastato darvi uno stipendio

E anche il vostro movimento è andato distrutto”

J-Ax

Dopotutto la proiezione del Deloitte Center for Financial Sevices stima che nel 2030 i millennial possederanno solo il 15 % dei beni nazionali. La stessa Deloitte consiglia anche di non illudersi e scordarsi fin da subito una casa di proprietà.

«Ah, ti ricordi quando c’era il covid? Bei tempi», cit. boomer

La pandemia ha peggiorato notevolmente le cose. Vero che gli anziani hanno rischiato molto di più a causa del virus, ma dal punto di vista economico sono i millennial ad aver sofferto di più.

In un nuovo rapporto, Data for Progress ha rilevato che uno sbalorditivo 52% delle persone di età inferiore ai 45 anni ha perso il lavoro, o è stato messo in congedo o ha avuto un orario ridotto a causa della pandemia, rispetto al 26% delle persone di età superiore ai 45.

I millennial siamo i nuovi mostri

I millennial si stanno trasformeranno in una “generazione piena di risentimento”e questo in Italia è evidente. Tutto ciò potrebbe minacciare le istituzioni e la stessa democrazia. Insomma potremmo prospettare una futura millennialcrazia o un parlamento in cui i gruppi sono divisi per fascia d’età. 

Particolarmente vulnerabili sono i millennial tra i 25 e i 32 anni senza titoli di studio avanzati, specialistica, master e così via, che lavoravano per piccole imprese decimate dalla pandemia negli USA.


Falce, Martello e PC

Anche in Silicon Valley la situazione non è rosea. Nove posti di lavoro su 10 nella Silicon Valley ora pagano meno di vent’anni fa, al netto dell’inflazione.

La grande domanda, quindi, non è dove i millennial vogliono vivere – la tendenza è chiara – ma se saranno in grado di raggiungere le loro aspirazioni e trasferirsi come i loro genitori.

Sentimenti e motivazioni economiche che potrebbero spingere tanto la politica statunitense quanto quella italiana a polarizzarsi verso due estremi. Considerando che i millennial reputano la classe politica corrotta e non propriamente corretta in base alla ricerche.

C’è bisogno di meno banner pubblicitari e spot creativi su YouTube e più soluzioni reali e proposte per azioni economiche che restituiscano il sogno americano ai successori dei boomer e a noi.

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