Il corteo anarchico a Milano: millennial e anarchia, quali prospettive?

6 maggio 2018
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Al corteo di Milano gli insurrezionalisti erano in 200, male in arnese, troppo griffati, troppo vecchietti

Lasciati soli con se stessi gli anarchici hanno affrontato il corteo anarchico contro l’Eni a Milano il 5 maggio (Ei fu, siccome immobile). Un corteo esiziale, corto, con la fiaccola smorzata. La generazione in auge come si deve comportare, che cosa deve pensare di fronte a qualcosa che è nato da nobilissimi ideali e alla fine, sfruttato da ideologie rivoluzionarie similari, da destra a sinistra, si ritrova così sfiorito? The Millennial non sposa posizioni politiche, ma ci tiene che tutti i liberi pensatori, tutti, si possano esprimere. Dignitosamente e senza menare le mani.

Analisi 1 – Mozione stile

Insomma, un corteo anarchico, anti multinazionali, anti padroni non può andare in scena contravvenendo a ogni minima coscienza no logo. Tra i marchi esibiti, come potete vedere nelle immagini: New Balance, Puma, Adidas, Boxeur des rues, Ray Ban, Vans, Eastpack, Levi’s, Nike, Apple, SneakerFreak.

Consiglio:

fondare, subito, un sartorialist anarcoide. Badate bene, il problema non è soltanto quello dei marchi di streetstyle, ma ben più grave. L’anarco-insurrezionalista modello non può sposare uno stile genderless (vedi foto sotto) che sembra disegnato da Alessandro Michele di Gucci. Ma cosa cavolo vi salta in mente?

Analisi 2 – L’età dell’anarchia

I rivoluzionari anziani incutono tenerezza rispetto e ammirazione. Nell’autunno del loro scontento, tenendosi per mano o reggendo una bandiera palestinese fresca di bucato.

Sottolineano la sproporzionata presenza di forze dell’ordine al corteo contro l’Eni del 5 maggio. Forze che hanno fermato alcune auto, dentro c’erano dei bastoni. Forse erano per andare a funghi? Si sa che è uno dei passatempi più amati dai pensionati. Tant’è. Ma queste anime militanti senza età ci dicono anche che non ci sono giovani anarchici. O pochissimi. E perché dunque?

Consiglio:

Ripartite dalla musica. Sì ma non Guccini e De André. Qualche indie, per Bacco!

In ogni caso, il corteo anti Eni merita un plauso: «Le previsioni della vigilia fortunatamente non si sono realizzate», dicono, usando una formula di rito, i giornali seri.

Le varie realtà dell’antagonismo militante erano prive al loro interno delle frange più dure, inclusi i black bloc, migliori amici delle ditte che operano nel campo delle vetrine per le banche. I bancomat infatti non hanno riportato danni e alcuni manifestanti ne hanno approfittato per prelevare qualcosa per il dopo corteo. L’Amsa, inesorabile e in forze dietro i plotoni dei Carabinieri, non ha potuto che raccogliere qualche cartaccia e sigarette spente.

(I diritti delle immagini sono di themillennial.it ©2018)

 

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