La serie Little Fires Everywhere ci mostra la società americana che va a fuoco

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25 Settembre 2020
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Little Fires Everywhere apre uno squarcio sulle apparenze della società americana e strazia per la sua verità.

La serie Little Fires Everywhere Tanti piccoli fuochi) è un drama tratto dall’omonimo libro di Celeste NG (edito da Bollati Boringhieri) e in onda su Amazon Prime Video. Tra le produttrici anche l’autrice del libro e le attrici protagoniste Reese Whiterspoon e Kerry Washington.

Il titolo nasce dalla scena iniziale: una casa totalmente devastata e un pompiere che osserva come all’interno siano stati trovati “tanti piccoli fuochi”, segno di un incendio doloso.

Trama

Nella cittadina di Shaker Heights  dove ordine e decoro regnano indisturbati, vivono Elena Richardson (Reese Whiterspoon), il marito Bill (Joshua Jackson) e i quattro figli. Quando in città arrivano Mia (Kerry Washington) e Pearl, sua figlia, Elena in un impeto di buon cuore affitta loro una casa.

Ma intuisce alcune incongruenze nella storia di Mia e si mette a indagare su di lei, proprio dopo averle offerto un lavoro come domestica in casa sua.

La vita delle due donne e dei loro figli si intreccia sempre più finché non arriva allo scontro, causato dalla vicenda di una bambina abbandonata e adottata da alcuni amici di Elena. La battaglia legale per restituire la bambina a sua madre vede infatti contrapposte le due donne in una tenzone all’ultimo sangue.

Cos’è una comunità Shaker?

Per capire il contesto, in cui serie e romanzo sono ambientati, bisogna sapere che gli Shaker erano in origine dei quaccheri aderenti alla dottrina del calvinismo. Un piccolo gruppo di Shakers  nel 1774 si spostò dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti seguendo Ann Lee, considerata una guida spirituale del movimento.

Nella Shaker Heights della serie (che si trova in Ohio) ogni cosa è regolata sulle basi di un regolamento originario e la vita è improntata a regole rigide.

Madri e figli

Schierate sui due fronti opposti abbiamo Elena, giornalista di provincia, madre maniaca del controllo, e dall’altro Mia che ha fatto dell’instabilità il suo mantra di vita.

Se i figli di Elena faticano a uscire da sotto le ali materne, Pearl, la figlia di mia, anela solamente alla normalità di una casa col giardino curato e una genitrice “tradizionale”. Per questo il suo rapporto con Elena diventa prestissimo di ammirazione e complicità. Di contro Izzy, la figlia minore dei Richardson, cerca in tutti i modi di ribellarsi al perbenismo imperante di casa sua e al suo essere vista come una pecora nera.

L’opposizione tra i due modelli materni ha anche momenti di confronto tra le due donne, che mostrano tutta la loro fragilità nei riguardi dell’atteggiamento verso i figli, ma il finale è impietoso nel rivelare chi sia colei che ha fallito maggiormente.

Conflitti razziali e di classe

Col procedere delle puntate è sempre più evidente il razzismo di fondo che permea i ragionamenti di Elena e che si affianca ai pregiudizi classisti. Per esempio l’idea che se una madre in grave povertà abbandona la figlia neonata davanti a una caserma dei pompieri perché la nutrano, allora non può essere degna di riaverla indietro.

La povertà, il disagio, lo stigma sociale sono sempre elementi la cui “colpa” ricade di fatto sui destinatari della discriminazione. Come se ci fosse un merito nell’essere bianchi, ricchi e ad aver studiato.

La sceneggiatura mostra gli innumerevoli modi in cui chi ha il denaro e il potere può plasmare la sua idea di mondo a discapito degli altri, arrivando anche a illuderli di essere trattati con rispetto. Come accade a Pearl, accecata dall’apparente gentilezza di Elena e della figlia maggiore Lexie, che nel frattempo si appropria di un episodio a lei accaduto per scrivere il tema di ammissione al college.

Perché guardarla?

Perché è una serie che riesce a utilizzare il libro da cui è tratta per ampliare i temi e le sue riflessioni. Per esempio nel romanzo non si dice se Mia e Pearl siano afroamericane ma questa tematica, inserita nella serie, risulta assolutamente credibile e vincente per proporre nuove interpretazioni.

Inoltre la capacità di rendere giustizia a tutti i personaggi permette una rappresentazione della realtà sfaccettata e mai del tutto univoca, lasciando allo spettatore il compito di formarsi una sua idea.

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