Perché tutti parlano delle moto d’acqua della Polizia

30 luglio 2018
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L’acqua scooter Polizia di Stato è il trend topic sui social nell’estate 2018.  Ecco perché

I millennial sono cresciuti con questo natante. Negli anni 80 la moto d’acqua era una specie di sport estremo praticato da audaci tritoni palestrati e guardata con terrore dalle mamme apprensive. Oggi a 40 anni dalla nascita questo mezzo è presente sulle spiagge italiane con la livrea della Polizia di Stato. Le cronache di questa estate narrano le gesta di questa moto d’acqua con una enfasi che non si vedeva dai tempi del futurismo.

A Venezia

Qui, in questa estate infuocata tutti parlano della velocità delle moto d’acqua della polizia. Ai turisti di Venezia piacciono molto, ma si chiedono quand’è che vedranno un bell’inseguimento tra i canali come in 007 o in The Italian job. Difficile che accada, il limite di velocità di 2.7 nodi delle imbarcazioni, che si trasforma in un misero 5km / h, sul Canal Grande, rende abbastanza difficile mettersi a far piroette. «Il nostro servizio deve essere veloce come qualsiasi altra città», dice il vice capo della polizia Luca Miori. Ma è evidente che ci sono limiti oggettivi: la velocità di qualsiasi mezzo in laguna crea onde e se sono troppo alte c’è il serio rischio di abbattere qualche gondoeta.

A Milano Marittima

Un Matteo Salvini in versione romagnola e anche un po’ futurista  si è fatto ritrarre su Instagram a bordo di un acqua scooter della polizia: «Immenso orgoglio e rispetto per il lavoro della nostra Polizia di Stato, impegnata nel garantire la sicurezza sulle nostre spiagge e nei nostri mari. Grazie!» ha scritto il ministro. E sotto, il solito cicaleccio fra i troll che lo trollano, i troll che lo amano, i troll che lo detestano e  i follower che lo esaltano. Lui che incenerisce il politicaDeja vu.

Porto Maurizio (Ponente ligure)

Moto d’acqua della Polizia protagoniste di luglio anche ai Bagni Oneglio alla marina di Porto Maurizio. Nessun ministro ha oscurato i potenti mezzi e in mancanza di Salvini, i bagnanti hanno preso a farsi i selfie con gli acqua scooter della Polizia. Il tutto per far conoscere l’attività di prevenzione svolta durante tutto il corso dell’estate sul litorale che va fino a Diano Marina.

Ancona

Ah, certo che questi cinquantenni anconetani sono proprio amanti del rischio… Era andato a nuotare troppo al largo e non riusciva più a tornare: il 50enne anconetano rischiava seriamente di finire alla deriva del Passetto. Invece gli agenti a bordo di un elicottero della Polizia l’hanno avvistato e inoltrato la segnalazione alle moto d’acqua in servizio per la questura. E lui si è salvato. I due mezzi veloci guidati dai valorosi poliziotti hanno recuperato il bagnante e lo hanno riportato a riva. Moto d’acqua impegnate anche alla spiaggia delle Due Sorelle, dove l’attenzione degli Agenti è stata richiamata da alcuni naviganti che segnalavano un gabbiano rimasto incastrato in una rete. I poliziotti sono riusciti a liberare il volatile facendogli riprendere il volo tra gli applausi ed i ringraziamenti della gente.

Lido di Savio

A un certo punto si è posto anche il problema di come chiamare questi potenti mezzi della Polizia. Se ci sono le Gazzelle, Le Pantere, come chiamare le moto d’acqua della polizia? Ma ovvio, sull’Adriatico romagnolo la mente è allenata. E dunque gli acqua scooter sono diventate prima le «volanti del mare», poi le «MANTE» della Polizia di Stato. Che hanno soccorso uno skipper il cui catamarano si era rovesciato a circa due chilometri dalla costa difronte a Lido di Savio. Magari si toccava, ma meglio non rischiare. Ed ecco le operazioni, narrate da ravennawebtv con uno stile un po’ Cinegiornale anni 30:

«Le due moto d’acqua condotte dagli agenti di polizia si sono dirette sul posto rinvenendo aggrappato al natante un 30enne in buone condizioni ma che non riusciva, nonostante gli sforzi messi in atto da oltre un’ora, a raddrizzare l’imbarcazione. Uno degli agenti si tuffava quindi in mare  aiutando lo skipper nel tentativo mentre il secondo agente assicurava una cima all’albero della vela sollevandolo e agevolando la manovra di ribaltamento del catamarano. L’operazione andava a buon fine senza alcun danno per l’imbarcazione che poteva riprendere la navigazione verso riva senza il traino delle moto. Stante il moto ondoso e la distanza dalla terraferma solo il tempo dei saluti con pacche sulle spalle tra i tre marinai».

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