Il reddito di cittadinanza c’è già: scopri di più tu, furbo millennial

15 marzo 2018
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Sì: 750 euro al mese è il salario minimo di chi chiede le elemosina davanti ai bar. Forse le organizzazioni criminali ci mangiano sopra, ma in pratica non c’è burocrazia e nessun modulo da compilare

Il reddito di cittadinanza esiste già. È il reddito di cittadinanza ideale, perché: non pesa sulle casse dello stato. Non permette a chi lo percepisce di piantarsi in casa a guardare Amici di Maria, non è tassato né tassabile, è soggetto ad aumenti stagionali, per esempio sotto le Feste.

Chi vive a Milano, non solo nei quartieri centralissimi, conosce molto bene le persone che percepiscono l’emolumento. Con un’organizzazione ferrea ed efficiente a ognuna di loro è affidato lo stazionamento davanti un bar. I più esperti col tempo possono guadagnarsi il posto davanti a un bar tabaccheria, generalmente più redditizio. Ah, piccolo dettaglio: chi percepisce il reddito di stazionamento al bar in genere non è italiano, quasi sempre è africano.

Ecco, diranno i nostri millennial più illuminati, la solita demagogia, il solito razzismo, la bieca volontà di instillare odio e accendere guerre tra poveri. Eh, no, non è così. Perché qui la politica c’entra poco o niente. Non è il governo a erogare il benefico reddito di cittadinanza caritatevole, siamo noi, più o meno tutti noi. Noi con coscienze cristiane cresciuti con sensi di colpa, o con coscienze marxiste, cresciuti con senso di lotta alle ingiustizie, noi con coscienze liberali, cresciuti con l’idea che più soldi per tutti vuol dire più consumi per tutti, noi con le coscienze destrorse per cui lo stato sociale è comunque lo strumento della pace sociale. Alzi la mano chi, con fervente convinzione ha sempre detto di no alle elemosina davanti al bar.

Noi abitanti dei quartieri gentrificati, benestanti o finti benestanti, impegnati nel sociale o evasori fiscali, conosciamo questi ragazzi. Dopo la loro conquista del posto fisso davanti al bar, abbiamo cominciato a chiamarli tutti per nome, per le nonne sono diventati nipoti adottivi cui destinare il 5 per mille della pensione. Se lo contendono con i cagnolini e i gattini. Guardiamo male chi li tratta male. Però. Vogliamo dire un però politicamente scorretto?

Facciamoci i conti in tasca: in media l’entità di una elemosina erogata è pari a un euro. Magari non la si dà tutti i giorni, mettiamo 20 giorni al mese. Il mio contributo è, arrotondato verso il basso, di 20 euro al mese. Meno del costo delle sigarette, dici tra te e te, meno anche dell’abbonamento a Sky per poveri. Mettiamo che i “benefattori” siano quaotidianamente 25, ma sappiamo che sono ben di più. Con questi bassi numeri il reddito di cittadinanza da stazionamento al bar vale 750 euro nette, esentasse. Quello teorizzato dal Movimento 5 stelle parte da 780 euro. Basta essere appena appena più ottimisti, però, per pensare che con le elemosina, a 1200 euro, sempre nette ed esentasse, ci si arriva di sicuro.

«No, ma che ragionamento, è chiaro che a loro, se va bene ne va in tasca un quarto, sono quelli dell’organizzazione criminale che intascano i soldi», incalza l’io buonista. Ok, quindi? Le combattiamo o no queste organizzazioni criminali? Sono o non sono nella lista dell’evasione fiscale totale? Perché, per quanto riguarda noi, siamo e saremo incapaci di combattere contro gli occhi questuanti davanti ai bar e men che meno di convincere i nostri anziani ad astenersi dai versamenti forzosi.

Un film a episodi di qualche tempo fa, In bici senza sella, mandava un messaggio molto chiaro su come i millennial vedono la faccenda del reddito da espedienti ma dubitiamo molto che qualche politico l’abbia colto. In ogni caso guardatevi l’episodio in cui un plurilaureato e plurititolato si inventa un reddito di cittadinanza da minaccia suicida. Geniale: ogni volta che sale su un cornicione in giacca e cravatta minacciando di uccidersi perché l’ultimo colloqui è andato male, la gente improvvisa collette per salvarlo. Deve girare tutte le città italiane, ma il suo reddito diventa una certezza.

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