Nelle mani di Zuckerberg: in isolamento, senza social, daremmo di matto

Consuelo Crespi
16 Marzo 2020
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Questa tragedia del Covid-19, poteva andare peggio. In solitudine, senza una connessione a Internet.
Ma ci è andata bene, perché i tempi della reclusione forzata sono arrivati. Proprio quando la vita in casa può trasformarsi nella versione più comoda e più calda della nostra vita di tutti i giorni, grazie al wifi e al 4G.

Vita da reclusi

Durante il giorno lavoro come sempre, con lo smart working. Anzi, mi alzo un’ora dopo e riposo di più perchè non devo obbligatoriamente vestirmi e prendere i mezzi per andare in ufficio.
La palestra è a portata di salotto con la serie di esercizi su Youtube. Chiamo e sento le solite persone. Il mio computer mi apre una finestra sul mondo e sono sempre aggiornata su quello che succede là fuori.  E alla socialità? Ci pensano app e social network.

I social network ci salveranno

I social network in questi giorni, sono diventati una vera e propria comunità virtuale. Non vediamo più vite solitarie che procedono ognuna per la loro strada: chi al mare, chi a lavoro, chi nella spa, chi a cena in un ristorante.
Ora siamo tutti insieme, in casa, pronti a condividere la nostra noia, a parlare, a confrontarci gli uni con gli altri. Ci chiediamo: “tu come stai?”, “come passi la giornata?” ,“che stai facendo?” anche tra sconosciuti. Con le nostre storie di Instagram elemosiniamo consigli: “che libro posso leggere?” ,“che film guardare?” ogni parere è prezioso, e le conversazioni diventano più interessanti quando abbiamo più tempo per ascoltare. 
Condividiamo ricette di cucina e postiamo foto in pigiama, struccate, che in questi giorni fa più “figo” di una foto in costume sulla spiaggia.

La connessione ad internet, ai tempi del Coronavirus ci rende vicini, uguali perchè siamo tutti reclusi, soli e annoiati da Chiara Ferragni al nostro vicino di casa. C’è poco da invidiare.

E nonostante in questi anni abbiamo pensato che gli schermi sotto il nostro naso ci distraessero dalle relazioni significative, quelle faccia a faccia, oggi abbiamo la prova che Internet, in realtà, è uno dei più grandi strumenti per la comunità. Ci permette di stare con le persone anche se siamo fisicamente distanti, solo così possiamo sentirci meno soli.

Houseparty all’ora dell’aperitivo

Tra i Millennial, un’app in particolare, sta facendo il boom di download in questi giorni, si chiama Houseparty e si è proposta sul mercato come il primo salotto di internet.

La socialità riparte online e se hai voglia di un aperitivo in compagnia durante la quarantena lo puoi fare su Houseparty.
All’interno di questo social i Millennial si divertono, parlano, giocano all’impiccato, ballano, cucinano e passano la quotidianità assieme anche in gruppi di 8 persone.

Per passare il tempo coi propri amici, bisogna creare una “room” – stanza – e invitarli a partecipare. Ad ognuno arriverà la notifica sul proprio cellulare e decideranno se prender parte alla videochiamata. Non esiste un limite di chat a cui partecipare ed ogni utente può girare da una stanza all’altra finché non trova il gruppo che stava cercando.

Più siamo lontani più sentiamo il bisogno di stare insieme, ed in questi giorni il solito aperitivo in compagnia diventa più terapeutico che mai, tanto che qualcuno si toglie la tuta e indossa pantaloni e camicia pur di assaporare qualcosa della sua vecchia quotidianità.

Solitudine e social tra Millennial

Ci sono amici che sono rimasti da soli, a Milano. Che hanno scelto di non tornare a casa in famiglia e vivono nei loro bilocali, muovendosi tra cucina, divano, letto e chi lo ha…il balcone.
Per loro essere online è fondamentale.
L’incontro delle 18 su Houseparty può svoltare un’intera giornata di silenzi e tg e camminate in una Milano deserta.
La storia su Instagram mentre cucinano il ragù e i like dall’amico che è tornato a Palermo, acquistano un valore diverso, perchè è la cosa più vicina che hanno ad un contatto.
Ad ogni ora, almeno 5 dei miei contatti Instagram stanno facendo una diretta. Sono tutti lì, a parlare che non si capisce più niente, a condividere quello che si è visto nelle proprie città, a sperare che finisca presto, ad immaginare la sbronza che ci prenderemo una volta di nuovo insieme.

Chissà che tutta questa situazione, non sia anche un modo per educarci ad usare i social network in maniera più reale, sincera.  Che dopo il Coronavirus, magicamente, la foto di un abbraccio non arrivi a prendere più like di una modella nuda alle Bahamas.

 

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