Whatsappdown. Il messaggio che ti avrebbe cambiato la vita perso per sempre

3 novembre 2017
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Prendiamo spunto dal whatsappdown (cioè il blackout di Whatsapp) che, in una terribile mattinata di novembre, ha regalato speranze a single disperate:

fatto felice Telegram:

lasciato indifferenti i più:


per fare un punto su questo benedetto WhatsApp. Il più delle volte amato; altre sopportato; altre ancora decisamente odiato. E’ questo il caso dei mostro gruppi che, volenti o nolenti, tutti noi siamo obbligati a sciropparci quotidianamente. Siamo sicuri che il tanto temuto whatsappdown non si riveli un’insperata boccata d’aria fresca?

Vediamo allora insieme i gruppi WhatsApp più temuti in ragione di una ripartizione socio-demografica che vira dalla famiglia al luogo di lavoro. Ecco i 3 gruppi WhatsApp che… (ditelo voi):

La Mamma: la mamma è letteralmente ossessionata dalle chat di classe e le odia profondamente ma, ovviamente, non può abbandonarle per 3 semplici ragioni:
1) farebbe la figura della stro**za asociale
2) non potrebbe più chiedere a nessuno “che compiti ci sono per lunedì” quando la scrittura della figlia risulta assolutamente illeggibile al pari di un geroglifico rendendo impossibile decifrare gli homework del week-end
3) verrebbe bannata dalla vita reale di classe perché, purtroppo, oggi come oggi vita reale e vita Social (consideriamo infatti anche WhatsApp un Social) si intrecciano tragicamente cancellando i confini tra finzione e realtà.
Ammorbanti, soprattutto per quelle frasi tipo “che belli i nostri cuccioli; tutti insieme al parchetto; anche vostro figlio ha vomitato…” insomma mi bastano le pare di un figlio, moltiplicarle per 27 compagni di classe anche no.

Gli amici e l’appuntamento di turno: bastano 4 amici incasinati per rendere detestabile l’organizzazione di una qualsiasi uscita di gruppo. Per scegliere data e luogo, infatti, bisogna sciropparsi agenda completa di ognuno di loro. Un incubo che si riaccendo ad ogni impegno last minute, sempre dietro l’angolo, che ovviamente comporta un nuovo “via col tango” di messaggi “verifica impegni reciproci”.
Due palle insomma… era sicuramente meglio dire non posso sin dall’inizio. 

I colleghi: e qui la delusione, l’abbiamo imparato, è massima. Si pensa che tra colleghi si debba mantenere un certo rigore stilistico; si debba contenere il numero di messaggi perché si lavora tutti come delle bestie e di tempo ce n’è poco; si debba rispondere per puro garbo all’insegna di un’ineccepibile deontologia professionale. No, invece! No porcazza la vacazza… è un attimo che il collega che sembra il più secchione di tutti butti lì una mezza battuta sul grande boss e tutti si sentano legittimati a sfogare frustrazioni o velleità comiche imbrattando la chat di insulti e/o di battute più o meno comiche.
e qui pensi: ma non eravamo professionisti stimati; persone di un certo rango e rigore? Evidentemente no… sembra di parlare con muratori di Bergamo…

Ed è così che, senza neanche accorgertene, arrivi al punto in cui ti sveglia la mattina con un bel numerino: 243… ovvero i messaggi che, per ogni gruppo, ti sei perso durante la notte.

E qui pensi… tappo o non tappo…

Dio benedica il whatsappdown!

E qui il paragone sorge spontaneo. Odiate di più i sopracitati gruppi o le NewsLetter impesta mail? Per decidere cliccate e leggete sotto…

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