Pubblicità Diesel 2018: una campagna contro i frustrati cronici dei social

Una protesta in puro stile Millennial

26 ottobre 2018
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La pubblicità Diesel 2018, “Ha(u)te Couture”, è una campagna che si scaglia contro i frustrati cronici, quelli con i pollici allenati all’insulto social, ma fa riflettere anche noi, vittime e carnefici allo stesso tempo.

 

Se prima ci si ribellava per le strade, a suon di manifestazioni, oggi si creano campagne pubblicitarie e collezioni di moda, la ribellione parla attraverso il marketing e la comunicazione. Ed è proprio una protesta due punto zero, in pieno stile millennial, quella che ci propone la nuova pubblicità Diesel 2018, “Ha(u)te Couture”.

 

Il brand affronta una tematica viva nella società di oggi, ovvero l’odio sui social network creando una capsule collection in cui ognuno può personalizzare la sua maglietta con gli insulti peggiori che ha ricevuto dal popolo social. Il tutto condito da una campagna pubblicitaria ideata da Publicis in cui star internazionali indossano il loro insulto più comune.

Lo spot inizia dicendo: “Questi sono i veri commenti d’odio che i nostri protagonisti hanno ricevuto sui social network” e ci proietta all’interno dello smartphone di Nicky Minaj, bombardata da una carrellata di commenti come: “Artista di merda”, “Una cattiva persona” e “Le troie non possono rappare”. Lei su un piedistallo, osserva sorpresa la sua giacca con la scritta “Such a bad guy” e ,con la telecamera che gira, si passa ad un nuovo protagonista, l’attore Tommy Dorfman considerato “faggot” ovvero “frocio”. Ma non finisce qui, vediamo altri personaggi sfoggiare i loro insulti su misura, come l’attrice Bella Thorne, che ovviamente per i più è una “slut”, la modella over-size Barbie Ferreira, “fat”, e infine il rapper americano Gucci Mane che apre la giacca e mostra la sua maglietta con: “Fuck you, imposter!”.

Una caratteristica dello spot è il luogo dove sono posizionati i personaggi: Nicky si trova all’interno di un museo, Bella Thorne in una vetrina di un negozio che da sulla strada e Gucci Mane sul palcoscenico di un teatro, con le luci e il sipario aperto. Questo per simboleggiare la messa in scena mediatica a cui sono esposti, che li rende più animali da palcoscenico che persone, e quindi vittime dei commenti d’odio. La canzone di Marilyn Monroe I Wanna Be Loved By You fa da sottofondo allo spot entrando in contrasto con le immagini che ci vengono presentate e ironizzandole. La campagna si conclude con la telecamera che esce dallo schermo dello smartphone e il piede di Nicky che ci passa sopra schiacciandolo.

“The more hate you wear, the less you care”, ovvero “più odio indossi, meno te ne importa”, è il payoff con cui ci lascia la pubblicitaria Diesel 2018, che è diventata subito un successo mediatico.

 

 

La pubblicità Diesel 2018 non si rivolge solo agli haters, a coloro che insultano i personaggi famosi protetti dallo schermo del loro smartphone, ma un po’ a tutti noi, che siamo allo stesso tempo vittime e carnefici. “Menosa”, “viziata” sono le parole con cui riempirei la mia maglietta Diesel e ognuno di noi possiede il proprio insulto su misura, che ci è stato affibbiato da chi tendenzialmente non ci conosce per nulla. Ma nella società dell’immagine, siamo fatti, purtroppo, anche di questo, siamo uno, nessuno, centomila insulti negativi che ci danno per il modo in cui vestiamo, per i posti in cui andiamo, per come ci presentiamo e per le foto sui social che pubblichiamo. La nostra immagine parla prima di noi e quindi i commenti negativi sono la reazione automatica, essendo la maggior parte di noi dei frustrati cronici.

Sono ancora lontani i tempi in cui potremo semplicemente essere come ci pare, ma la colpa è nostra perché siamo i primi a giudicare. Prima di conoscere una persona, andiamo a controllare il suo profilo social e ci facciamo un’opinione: questa è costruita perché mette solo foto in cui è felice in spiaggia, questo è un fattone perché è sempre nei club, questa è sicuramente una troia perché è la nuova tipa del tuo ex fidanzato, questo è nerd perché mette immagini di anime giapponesi e via così. E poi quando conosci qualcuno la sua maschera va via, quasi sempre: “In realtà sei simpatico, sei un grande”, mai nessuno che ti guarda in faccia e ti dice: “Sì ok, sei una menosa, proprio come pensavo”. Potrei abbracciarla una persona che mi dice così, davvero. Qualsiasi cosa facciamo giusta o sbagliata che sia, sarà sempre giudicata. Quante volte ho pubblicato una foto sui social e poi l’ho eliminata perché ero spaventata dall’opinione che gli altri si potessero fare di me. Non siamo liberi, anche se fingiamo di esserlo. L’unica cosa che ci resta da fare è prenderla sul ridere e apprezzare la creatività con qui la gente se ne inventa di ogni tipo, se non avessi senso dell’umorismo mi sarei buttata sotto un treno già mille volte.

Quindi, dalla pubblicità Diesel 2018 possiamo ricavare l’insegnamento che più odio indossi, meno te ne importa? Forse sì, ma il vero problema non è ricevere insulti ma… non riceverne affatto, perché o ti sei elevato ad essere ancestrale e immacolato o c’è qualcosa in te che decisamente non va.

 

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