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Elvis Presley, il più grande?

25 Giugno 2022
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Presentato in anteprima al Festival di Cannes, il film Elvis è uscito in tutte le sale cinematografiche italiane mercoledì 22 giugno 2022, diretto da Baz Luhrmann (Mouling Rouge) e interpretato da Austin Butler e da Tom Hanks.

Il film racconta la vita e carriera di Elvis Presley (Austin Butler), dalla sua ascesa alla sua morte, dagli anni cinquanta al 1977, attraverso il rapporto complesso con il suo manager, l’ambiguo Colonnello Parker (Tom Hanks). Presley è l’artista singolo che ha venduto più dischi nella storia della musica: si stima abbia venduto circa 500 milioni di dischi, meglio di lui soltanto i Beatles, anche se molte di queste chart tendono a dimenticare gli Abba, ma non divaghiamo.

La sua dimora, l’epica Graceland a Memphis, è il sito più visitato negli Stati Uniti dopo la Casa Bianca. Tutto questo perché Presley ha saputo unire musicalmente bianchi e neri, country, gospel e rhythm and blues: ha letteralmente cambiato la storia della musica, ha modernizzato la società statunitense con i suoi balli e il suo movimento di bacino (Elvis The Pelvis). Autentico re del rock and roll se mai ce n’è stato uno.

 

Un artista immenso e fragile, un manager abilissimo e senza scrupoli

Il successo e la fine rovinosa di Elvis Presley hanno un assoluto co-protagonista, il Colonnello Parker, un mestierante in grado a malapena di mettere insieme il pasto con la cena con trucchetti da circo di periferia, che intuisce prima di chiunque altro le potenziali incredibili di Elvis Presley, contribuendo alla sua crescita professionale ma allo stesso tempo impedendogli di spiccare il volo da solo, convincendolo ogni volta – da vero imbonitore – a fare la scelta migliore per lui, non per l’artista.

Un personaggio indubbiamente capace, ma altrettanto mellifluo e senza scrupoli, così come Elvis Presley incarna alla perfezione il ruolo dell’artista talentuosissimo e allo stesso tempo maledetto, spinto da un carisma unico ma divorato dal terrore non essere più il numero uno al mondo. Ecco così arrivare ineluttabili il successo planetario ma anche i demoni sotto forma di vizi: questi ultimi lo porteranno il 16 agosto 1977 alla morte.

 

Una storia al 100% americana

I vent’anni presi in esame dal film diretto da Baz Luhrmann sono anche e soprattutto la storia di vent’anni di America: l’ottimismo e la ripartenza del dopoguerra, le segregazioni razziali, la voglia di guardare avanti e le tensioni drammatiche che derivarono dagli omicidi di Martin Luther King e Bob Kennedy, ma anche il messaggio “love&peace” portato dai Beatles: Elvis Presley attraversa tutto ciò sentendosi sempre dalla parte dei più deboli, ai quali non resta(va) altro che cantare per dire qualcosa di davvero importante.

Un’autentica missione, alla quale Elvis Presley si è concesso con tutto sé stesso, pagandola con la sua prematura scomparsa ma consegnandosi allo stesso tempo all’eternità. Tutto questo viene raccontato dal film con uno sfavillante tripudio di colori e suoni, ricordandoci che negli States tutto quanto è quasi sempre soltanto show business e che – sempre e comunque – the show must go on.

Photo Credit: Courtesy of Warner Bros. Picture

 

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