A Sanremo vincono sempre i pezzi deprimenti, come Fai rumore di Diodato

Consuelo Crespi
10 Febbraio 2020
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Nella finale di Sanremo 2020 sono arrivate sul podio due canzoni d’amore: il testo Fai Rumore, di Diodato e Viceversa, di Francesco Gabbani.  Non è una novità che il palco Sanremese prediliga i temi amorosi, dal tempo di  “dammi tre parole: sole, cuore, amore”… ma in questo caso qualcosa è leggermente cambiato, l’amore depresso vince sull’amore felice.

Due brani a confronto.

Il testo diViceversa di Francesca Gabbani, secondo classificato di Sanremo, parla di una storia d’amore che funziona. Senza troppo fronzoli e ragionamenti può essere semplificata in: “Io mi prendo cura di te, e tu ti prendi cura di me”. L’amore per Gabbani è semplice come una ricetta, dove bastano pochi ingredienti per raggiungere la serenità.

Il testo di Fai Rumore di Diodato, al contrario, parla di un amore difficile, con una lagna da tagliarsi le vene appena parte il ritornello. Dove lo smarrimento e l’insicurezza intrecciano le note di una canzone fatta di silenzi e paure. L’ansia della perdita, l’angoscia della solitudine. Diodato non ha la ricetta per un amore felice, probabilmente non sa nemmeno cosa sia. La sua canzone è melensa e angosciante e ci piace.

La crisi dell’amore romantico. 

Anche Sanremo 2020, ci conferma che l’amore romantico sta subendo una grossa crisi, e premia lo smarrimento tipico della nostra generazione con il testo Fai Rumore di Diodato.

Nelle canzoni d’amore Millennial il “noi” sta quasi scomparendo, e la giuria di Sanremo è perfettamente d’accordo. La coppia non è più contemplata se non nella trashissima incarnazione di Albano e Romina. Nelle canzoni della nostra generazione si parla spesso di entità separate: ci sono io, che amo te. Ci sono io che soffro, e tu che te ne freghi. Io sono un animale, tu sei un’anima – lontana, invisibile, assente, come canta Diodato nel testo di Fai Rumore.

Vincono i no, che battono i sì. Vince l’insicurezza contro le affermazioni da punto esclamativo.  “Non dovrei pensare, non dovrei farmi trovare, mi trovo in posti che dovrei evitare”.
Il “sempre” non esiste più, i “mai” straboccano tra un ritornello e una strofa.

La solitudine è il punto, e Diodato nel testo parla di una solitudine talmente forte e insistente da trasformarsi in Rumore.

La sofferenza vende di più.

La sofferenza ha appeal. Risulta più interessante di qualsiasi storia a lieto fine. Ci piace perchè vogliamo esser parte della tristezza del personaggio che la canta. Vogliamo distruggerci, immedesimarci. Soprattutto quando intorno a noi il sorriso è così sopravvalutato e le persone sono diventate ossessionate nell’ostentarlo sempre, in ogni occasione.

La malinconia è da adulti, è sofisticata, soave.  Si merita, oltre alla vittoria di Sanremo ,il premio della critica Mia Martini e il premio della sala stampa Lucio Dalla come per il testo Fai Rumore di Diodato.
Il concetto è semplice noi tutti vogliamo schippare le storie di matrimonio e buttarci direttamente nelle tribolazioni del divorzio. È bello essere felici a volte, ovviamente. Eppure la strana verità è che non desideriamo essere felici in ogni momento, sarebbe troppo semplice.
Soprattutto nell’arte, nella musica, le canzoni tristi come il testo Fai Rumore di Diodato, ci emozionano visceralmente, non passano mai di moda e soprattutto vendono, vendono, vendono sempre.

Fai Rumore testo Diodato

Sai che cosa penso,

Che non dovrei pensare,

Che se poi penso sono un animale

E se ti penso tu sei un’anima,

Ma forse è questo temporale

Che mi porta da te,

E lo so non dovrei farmi trovare

Senza un ombrello anche se

Ho capito che

Per quanto io fugga

Torno sempre a te

Che fai rumore qui,

E non lo so se mi fa bene,

Se il tuo rumore mi conviene,

Ma fai rumore sì,

Che non lo posso sopportare

Questo silenzio innaturale

Tra me e te.

E me ne vado in giro senza parlare,

Senza un posto a cui arrivare,

Consumo le mie scarpe

E forse le mie scarpe

Sanno bene dove andare,

Che mi ritrovo negli stessi posti,

Proprio quei posti che dovevo evitare,

E faccio finta di non ricordare,

E faccio finta di dimenticare,

Ma capisco che,

Per quanto io fugga,

Torno sempre a te

Che fai rumore qui,

E non lo so se mi fa bene,

Se il tuo rumore mi conviene,

Ma fai rumore sì,

Che non lo posso sopportare

Questo silenzio innaturale tra me e te.

Ma fai rumore sì,

Che non lo posso sopportare

Questo silenzio innaturale,

E non ne voglio fare a meno oramai

Di quel bellissimo rumore che fai.

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