Perché nei porno gli uomini sono rappresentati come automi stantuffatori?

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10 Agosto 2020
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Dagli anni ‘90 in poi i fisici dei e delle performer pornografici sono tonici, snelli, atletici, depilatissimi, ma qualche giorno fa mi hanno fatto notare che i corpi maschili sono piuttosto “conformi” tanto nella produzione mainstream quanto nell’alternativa.

Mentre le donne cisgender (ossia che si identificano nel sesso assegnato alla nascita) e le persone transgender (la cui identità di genere non corrisponde a quella del genere di assegnazione) hanno fatto e stanno facendo un enorme lavoro di decostruzione di stereotipi su di sé e sul genere in generale, gli uomini cisgender risentono ancora di una serie di cliché che di fatto non li rendono liberi.

Trenta centimetri di dimensione artistica

«Quand’ero piccolo

Tutti mi scherzavano

Per le dimensioni del mio pene

Ed io non stavo bene

Soffrivo le pene

Per colpa del pene»

Cantavano gli Elio e Le Storie Tese, gruppo cult di noi millennial, in John Holmes (una vita per il cinema), dedicata al noto attore porno, famoso soprattutto per le dimensioni ragguardevoli del suo pene, appunto.

 

Partiamo proprio da questo e mettiamo in chiaro che, essendo il porno prevalentemente incentrato sulle pratiche penetrative, un pene è funzionale alle inquadrature dove si vedono chiaramente inserimento e fuoriuscita dello stesso, lasciando un discreto margine di visibilità tra i corpi. Se il pene fosse corto (non chiedetemi quale sia il parametro – se esiste: non saprei rispondere), lo spazio sarebbe ridotto e lo spettatore medio se ne avrebbe a male, perché – secondo i dipartimenti di marketing – vuole vedere trivellare come nel Golfo del Messico.

Inoltre ho scoperto che i genitali non sono così facili da inquadrare, tant’è che esiste una luce che in gergo viene chiamata “pussy light”, che aiuta a illuminarli. Il porno quindi ci insegna che bisogna vedere distintamente quello che succede, non a caso la luce è quasi sempre smarmellata!

 

Uomini o statue?

I corpi degli uomini del porno sono sempre molto prestanti. Hanno in dotazione il cosiddetto six pack, ossia addominali così scolpiti che pare sia passato Michelangelo con lo scalpello, braccia muscolose, piselli che – come ho già detto – sembrano ponti levatoi. Un altro comune denominatore è che tacciono, al massimo emettono qualche suono sordo e gutturale che somiglia più a un grugnito.

Nel panorama del porno alternativo talvolta il loro corpo è meno palestrato, ma difficilmente vedremo uomini grassi o molto pelosi, i quali sono spesso relegati a categorie specifiche (chubby e bear, quest’ultima molto in voga soprattutto nel porno gay).

 

‘Ndo cojo, cojo

L’unico aspetto che mi sembra davvero in rottura tra la pornografia mainstream e quella alternativa è quello sessuale: nella prima ci sono persone eterosessuali da una parte e omosessuali dall’altra le quali stanno a una retorica estetica e narrativa molto schematica, che si ripete, con alcune variazioni, sempre uguale a sé stessa. Quando viene messo in scena il sesso di gruppo, le donne scopano con tutti mentre gli uomini solo con le donne. Vige ancora la visione che l’uomo che apprezza il sesso omosessuale sia gay e in quanto tale meno virile. L’assunto omofobico è piuttosto palese. Nella filmografia pornografica alternativa e indie questo confine è più labile o non c’è affatto. C’è sempre una retorica, anzi – se vogliamo – sembra quasi che si vadano a stressare quegli aspetti esclusi dal porno commerciale, ma è più fluida e accogliente.

Nonostante tutto, i performer, seppure ben piazzati, non sono necessariamente virili come li intende il porno tradizionale, infatti il loro ruolo non è quello di stantuffare come dei compressori. Sono dei personaggi che danno e ricevono piacere, che possono permettersi di non essere dei tosti.

Va sé che questo discorso dipende da una serie di fattori. L’espressività degli attori e l’intesa fra partner, l’impianto della storia, la produzione artistica. Un film indipendente non è necessariamente sinonimo di qualità né veicola un messaggio diverso da uno commerciale. Più che altro ci si aspetta che sia così, perché produrlo è talmente costoso in termini di soldi, risorse e tempo, che – se si decide di fare ‘sto sbattimento – almeno che si cerchi di dire qualcosa di differente, originale, personale.

 

Maschio, cosa ti piace?

Ci sono quelli che preferiscono vedere corpi statuari e ambientazioni glamour (più spesso kitsch) per evadere dalla propria dimensione quotidiana, e quelli che invece provano una certa frustrazione perché non riescono a identificarsi nei fisici e nelle gesta dei personaggi rappresentati perché troppo distanti da essi. Perciò bisogna perseverare a cercare un porno che ci piaccia senza accontentarci delle prime pagine dei siti di streaming gratuito: è un lavoro duro, ma qualcuno lo deve pur fare!

A proposito di durezza e perseveranza, magari, cari amici maschi, potreste cercare di non concentrarvi esclusivamente sulle prestazioni del vostro amico pelato e approfittare di questo viaggio per sperimentare con suggestioni che esulino dal sesso genitale e dalle penetrazioni. Il nostro corpo è pieno di recettori pronti a essere stimolati, fossi in voi farei qualche tentativo.

 

Perché lo fai? Non rispondermi se non vuoi (cit.)

Stanchi di eiaculazioni facciali (leggi “facial”), soffocamenti, anale brutale, schiaffi che manco Bud Spencer e Terence Hill (leggende millennial di una rozza virilità)? Provate a chiedervi cosa vi arrapa davvero e perché. Vi eccita perché lo avete visto fino alla nausea o perché solletica davvero i vostri desideri?

Mi sono resa conto che quando chiedo a un uomo dove desidera venire (è una roba che mi arrapa, lo ammetto), il 90% risponde: «sulla faccia» e, anziché eccitarmi, mi fa riconsiderare la lettura de Alla ricerca del tempo perduto di Proust come un’esperienza avvincente.

Non che non mi aggradi, ma è come se chiedessi: «Dove vorresti scoparmi?» e mi rispondessero «a letto». E fatelo uno sforzo di fantasia!

Vorrei potervi dire che da qui a 10 anni nel porno (e non solo) gli uomini saranno meglio raccontati, ma le premesse non sono buone, a meno che voi stessi non reclamiate una rappresentazione più articolata (dentro e fuori dalla pornografia) e che non vi ribelliate. Oppure continuerete a essere descritti quasi unicamente dei duri muscolosi, automi della trombata più simili ad androidi che a esseri umani.

Oppure non vi importa (ne dubito: conoscono molti uomini che stanno in fissa con le misure, la durata, le pratiche dai nomi impronunciabili) e vi basti vedere due bottarelle ben assestate per godervela senza pensieri. Se vi piace così, contenti voi. Prima di tutto deve parlare chi è direttamente coinvolto, l’importante è che poi venga capita la differenza tra performare e scopare, perché se fare porno è fare sesso, non è vero il contrario e mi sembra che il nodo della questione sia spesso questo: la difficoltà a individuare la differenza.

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