Crisi Instagram: il 2019 segnerà l’inizio della fine. Pronti per il selfie del cigno?

16 gennaio 2019
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Sarà il 2019 l’anno dell’epocale crisi Instagram? Anche se ora non ci sembra possibile, il colosso social sta andando incontro a un grosso ridimensionamento e si pensa che, tra qualche anno, terrà la manina al suo compagno Facebook nel dimenticatoio dei social network.

 

Ogni anno la JWT Intelligence, un centro di ricerca finanziato dall’agenzia pubblicitaria J. Walter Thompson, stila un rapporto dei principali trend, “The future 100”, che caratterizzeranno l’anno a venire e sostiene che, anche per l’intoccabile social tutto immagini e cuoricini, arriverà il lento declino proprio in questo 2019: è in arrivo la crisi Instagram.

Per marchi e consumatori il social network sta diventando sempre di più l’incarnazione digitale di una cultura cinica che, al posto di ispirare la condivisione, aumenta l’esclusione. Questo genera tra gli utenti dei social un distacco verso la piattaforma, considerata nociva persino per la salute mentale, causa di ansia e infelicità. Dagli influencer che comprano i loro seguaci, alle vite curate nei minimi dettagli, non esiste più differenza tra realtà e finzione, ognuno cerca di mostrare il meglio di sé, arrivando persino all’esasperazione del quotidiano.

 

E’ stato eclatante il caso dell’influencer Scarlett London che ha postato una foto mentre faceva colazione a letto: circondata da palloncini, con un quadro con la scritta “good morning” e dei pancake con le fragole. Ovviamente era bellissima, truccata e con i capelli acconciati alla perfezione. Il popolo del web si è rivoltato ripostando l’immagine – più di 25.000 retweets – e caricandola di commenti negativi: “nessuno si sveglia in questo modo”, “Instagram è una ridicola bugia che ci fa sentire inadeguati”, “siamo stufi di vedere queste vite fasulle”. Insomma, pare che la crisi Instagram sia già iniziata.

Sembra che qualcuno si stia risvegliando dal mondo dei sogni dei social network esigendo un po’ di normalità: d’altronde, se Facebook è diventato un ammasso di pubblicità invasiva, fake news e target anziano, Instagram ti porta a pensare che tutti siano perfetti… a parte te.

 

 

L’incessante enfasi per la promozione di stili di vita ideali ha iniziato ad avere delle ripercussioni anche su quelli reali, ed è qui che le persone iniziano a infastidirsi parecchio: nell’agosto 2018 a New York è stato inaugurato il Village Marketing. Si tratta di uno spazio decorato con morbidi divani color Millennial Pink, sgabelli oro e crema, letti a baldacchino riempiti da cuscini, in cui gli influencer possono organizzare i loro servizi fotografici e fingere le tanto amate colazioni principesche, con un canone di locazione di 15mila dollari al mese.

Il lancio è stato accolto con parodia dalle varie piattaforme social portando a riflettere sul fattore dell’instagrammability e su quanto influenzi negativamente le nostre vite.

Gli hotel, i ristoranti e gli eventi stanno puntando sempre di più sul fattore dell’instagrammabilità, cercando di fornire al consumatore delle “esperienze” uniche, ovvero delle foto “uniche” da postare sui propri profili. Loro si fanno pubblicità e le persone sono soddisfatte perché ricevono più like. Ma tutto ciò sta perdendo la sua efficacia: un sintomo dell’imminente crisi Instagram.

Dalla mia esperienza personale, partecipando a uno di questi eventi “Instagrammabili” , ho ricevuto in cambio soltanto angoscia col conseguente desiderio di morire all’istante.

Si trattava di evento del brand Motivi, in una location arredata con finti roseti, drink e cupcakes rosa… instagrammabile al 100%.

Mi ci ha portato un tipo con cui uscivo e, a una certa ora, si teneva la proiezione di un film romantico in una stanza con dei letti a cuore. Di nascosto aveva pagato il prezzo del biglietto, prenotando i posti e pensando di farmi una sorpresa.

D’altronde, tutte le ragazze che aspettavano di partecipare erano felici: mano nella mano con i loro morosi, non vedevano l’ora di buttarsi sotto quelle coperte in un’atmosfera romantica e bucolica creata apposta dal brand.

Più aspettavo in fila e più gli operatori sistemavano i cuscini di Motivi, stendevano tappeti rossi, rimboccavano le coperte, più la mia ansia saliva alle stelle. Il ragazzo, notando il mio palese disagio, cercava di rassicurarmi: “Ma non capisci, è un’esperienza unica, particolare, ci divertiamo… non essere pesante, guarda come sono contenti tutti gli altri”.

Forse ero strana io, ma la situazione era talmente sovraccarica che aveva perso qualsiasi tipo di significato.

Non volevo stare su un letto a cuore e farmi le foto, volevo andare a casa nelle coperte sfatte, che avevo lasciato dalla mattina, e guardare un episodio dei Griffin. Quando gli addetti ci hanno chiesto il permesso di fotografarci per la pagina Instagram del marchio… è stato troppo. Ho preso il ragazzo per un polso e sono scappata verso l’uscita, se avessi accettato mi sarebbe venuto sicuramente un attacco di panico.

Fuori gli ho fatto una sceneggiata dicendo che non volevo vivere esperienze imposte, che ci stiamo distaccando dal reale, che non riesco più a trovare un senso a tutto ciò ecc.ecc. Lui rispose: “Volevo solo essere romantico”. Ovviamente, non ci siamo visti mai più.

 

 

Tutto questo è colpa di Instagram che rende ogni cosa attorno a noi inautentica, priva di valori e concentrata sull’immagine. Ma le persone, a parte il tipo con cui uscivo, iniziano a percepirlo: la crisi Instagram è vicina.

Anche i grandi marchi stanno facendo marcia indietro, uscendo alla chetichella dalla piattaforma e trovando vie di sponsorizzazione alternative, per ricostruire una fiducia che, a causa dei social network, si sta pian piano perdendo. Ad esempio, alcuni ristoranti stanno iniziando a scrivere sui propri menù guide complete per mangiare senza selfie.

Con l’esplosione di una nuova piattaforma ci sono sempre dei periodi di entusiasmo, saturazione, e poi arriva il contraccolpo. E anche i comportamenti dei consumatori seguono questo schema: dall’entusiasmo alla creatività alla consapevolezza di sé.

Non pensate che i social rovinino il mondo, anzi danno nuova linfa ai piaceri analogici come la lettura, l’arte, i viaggi e lo sport. Ciò che apparentemente dovrebbe alimentare il virtuale, finisce alla fine per implementare con più forza il reale.

 

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