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L’arte non è arte se non è ossessione: intervista a Joaquin Morodo

22 Novembre 2022
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Arte, musica, tecnologia, denuncia, ispirazione, cultura. Un artista che parla alle nuove generazioni per aprirle al futuro richiamando il passato e criticando il presente, tutto a ritmo di indierock elettronico. L’intervista a Joaquin Morodo

Classe 1983, nato a Madrid ma milanese d’adozione, Joaquin Morodo è l’artista eclettico, poliedrico e indubbiamente sfaccettato che attira l’attenzione delle nuove generazioni (e non solo). Fa dell’arte digitale la sua arma per comunicare emozioni, trasmettere ispirazioni, leggere e tradurre la profondità dell’animo umano interpretando più ampiamente le tendenze di tutta la società. Lo fa creando un’arte che è “per tutti”, da chi desidera percepire forti vibrazioni nella spontaneità della creazione artistica fino a chi ama cogliere rimandi aulici a un passato culturale di grande spessore.

L’artista ha conquistato Milano in occasione della Design Week 2022 con la sua cripto-art musicale, esponendo all’interno di un convento del Seicento il ciclo di opere “Humano”. Si tratta di un’esperienza multisensoriale tra opere digitali accompagnata dalla colonna sonora dei The Glaze Friendz, band indierock elettronica di cui Joaquin è cantante e produttore.

intervista all'artista Joaquin Morodo

Parlaci un po’ di te e del percorso che hai intrapreso per arrivare a dedicarti all’arte. Si tratta di una passione che hai coltivato sin da piccolo o c’è stato un preciso momento della tua vita che ti ha portato all’”illuminazione”?

Diciamo che sono nato in un contesto legato alla cultura e all’arte, molti membri della mia famiglia sono pittori. Ricordo la casa dei miei genitori piena di quadri, forse questo è un input che mi ha spinto a progettare la mia arte. Tutti i miei fratelli hanno suscitato in me l‘interesse umanistico e artistico e vorrei sottolineare la dedizione e l’interesse del secondo nel trasmettermi lo studio maniacale della luce e la sua interpretazione su carta negli ormai lontani anni Novanta.

In cosa consiste il tuo processo creativo? Per creare le opere segui una sorta di rituale o cedi all’ispirazione momentanea e irrazionale?

Non è affatto irrazionale, anzi. Tutto nasce da un concetto su cui cucio una storia su misura, che a sua volta fa parte di una narrazione più grande. Questa vicenda accoglie dentro di sé altre storie e concetti che racchiudono la totalità della mia esperienza di vita come essere umano. Seguo un rituale che comprende la mia arte, la mia musica e il mio io, un metodo che mette insieme questi elementi che fanno parte della mia identità. 

Ci sono artisti a cui ti senti particolarmente vicino e a cui ti ispiri, sia a livello tecnico che a livello concettuale? Gli espliciti rimandi ad altri artisti come Basquiat, Warhol o Dalì mirano a comunicare una vicinanza con la loro arte?

Assolutamente sì. Nella mia ultima mostra ho esposto l’influenza di nove grandi artisti, e non saranno gli ultimi. Il surrealismo è forse una delle correnti che più hanno segnato i miei primi anni d’artista e che ancora oggi svolgono un ruolo di primo piano. Lo sviluppo di concetti astratti attraverso le immagini e i suoni mi ha tenuto impegnato per molto tempo. L’arte non è arte se non è ossessione.

Che funzione ha il colore nelle tue opere?

Il colore e l’assenza di colore giocano un ruolo fondamentale nelle mie opere per il loro significato simbolico. La simbologia, in tutti i suoi aspetti, è qualcosa a cui ho sempre dedicato buona parte del mio tempo.

In che modo influisce il tuo rapporto con la musica nella produzione artistica figurativa? Le due cose si compenetrano? Come si percepisce la musica nei tuoi quadri? 

Domanda interessante. Partendo dalla base creativa, il processo che seguo è praticamente identico, con la semplice differenza che per la creazione di una canzone disegno note con la voce e per la creazione di un dipinto canto immagini con le mani. Percepire la musica nei miei dipinti è qualcosa di immediato, con la fluidità delle immagini compongo melodie usando elementi caratteristici legati al suono. Ne sono esempio le onde sonore e il fumo, elementi che spesso sono protagonisti nelle mie creazioni.

Ascolti musica quando dipingi? Se sì, ci sono generi o artisti particolari che ascolti durante la creazione delle tue opere?

Sempre. Ascolto musica ogni giorno, tutto il giorno, e di solito colgo l’occasione per abbozzare melodie che si trasformano in canzoni mentre disegno. Generi? Tutti i generi. Dalla classica, al country, al pop, al rock, all’indie. Divoro musica da quando l’ho ascoltata per la prima volta.

Come spiegheresti a un neofito dell’ambiente cos’è l’arte digitale? Credi che la diffusione dell’arte NFT possa ampliare l’interesse per l’arte e creare nuove prospettive e nuovi spazi per la creatività? Come percepisci il confronto tra arte digitale e arte intesa in senso “tradizionale”? 

L’arte digitale è semplicemente un’evoluzione dell’arte analogica. Il concetto, secondo me, è lo stesso. L’evoluzione della tecnologia lascia spazio all’artista e gli permette di implementare in modo esponenziale le possibilità creative da proporre al pubblico. Beh, il concetto di intangibilità ed esclusività è stato, è e sarà sempre nell’interesse popolare. Credo che il mondo, in termini finanziari, sia in continua evoluzione. Dico finanziari perché quando si parla di NFT si parla di finanza. Ovviamente qualcosa di soggettivo come l’arte attirerà sempre l’interesse di persone che si dedicano a settori apparentemente diversi. In fondo, è sempre lo stesso vestito con parole e aggettivi diversi, ma gli artisti sono strumenti semplici. Quindi sì, credo che l’arte digitale abbia aperto un mondo infinito  e nuovo in termini creativi e di business. Per me non esiste alcuna differenza, nei miei lavori attuali utilizzo e abbino entrambi. Alla fine contano il risultato, il messaggio e le emozioni.

A chi si rivolge la tua arte? Credi che le nuove generazioni possano immedesimarsi in opere così dinamiche e poliedriche, che uniscono creatività artistica, mondo digitale e ispirazione musicale?

La mia arte è per tutti, ma letta in modo approfondito è rivolta a un pubblico colto. Per farla semplice, ho alzato l’asticella. Mi dedico a combinare diversi linguaggi per portare l’arte a un altro livello. Solo in questo modo mi sento realizzato e percepisco di esprimermi artisticamente in diverse modalità. Questo può essere un riferimento per le nuove generazioni, per spronarle al superamento dei limiti più tradizionali.

Che feedback hai ricevuto con la mostra “HUMAN MULTISENSORY EXPERIENCE” esposta durante la Design Week?

Devo ammettere che il feedback è stato positivo. Molti giornali hanno parlato di “Humano”. Mi riempie di orgoglio e soddisfazione aver proiettato le mie idee, i miei sogni e i miei pensieri in quella mostra, per di più in un contesto prestigioso come un ex monastero del 1600 nel quartiere Brera. Milano e l’Italia mettono insieme le caratteristiche e l’ambiente che sognavo fin da bambino per realizzare la mia prima “mostra personale”.

Nelle tue opere c’è una forte componente di riflessione e critica sociale. Ci ha colpito in particolare il quadro “Hija de Putin”. Il tuo scopo è anche quello di comunicare messaggi precisi attraverso l’arte?

Sì, il mio intento è quello di trasmettere concetti e idee utili alla società, chiamandola alla riflessione. L’opera “Hija de Putin” è un chiaro richiamo alle vicende attuali che tutti ben conosciamo. Il volto dell’oligarca si fonde con quello di Medusa. Non è solo un omaggio a Caravaggio, ma una denuncia della situazione attuale, un messaggio di pace contro la guerra. Medusa, infatti, richiama il femminile del titolo “Figlia di Putin”, un gioco di parole all’apparenza “innocenti”, in realtà dissacranti. 

intervista all'artista Joaquin Morodo

Parliamo dei titoli dei tuoi quadri. In genere la scelta del nome avviene prima della realizzazione dell’opera, oppure dopo? Sono nomi creati e scelti da te in prima persona?

I titoli sono creati e scelti da me in prima persona. Solitamente il titolo nasce prima dell’opera, perché prende vita da un concetto e da un’idea che vado poi a rappresentare fisicamente.

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