Proteste in Thailandia: sono proprio i Millennial i protagonisti. Purtroppo

The Millennialist
22 Ottobre 2020
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Sono i Millennial che guidano la protesta sociale e generazionale in Thailandia. Con l’età media della Thailandia a 38 anni e un terzo dei 70 milioni di abitanti sotto i 35 anni, i Millennial indicano una nuova via politica da seguire.

La Thailandia non è solo foto perfette per il tuo Insta,  pad thai, muay thai e massaggi.

La Thailandia non è solo nomadi digitali su isole paradisiache, transessuali, sorrisi e frutti esotici.

La Thailandia non è solo scimmie che invadono le città, elefanti che salvano umani o anatre usate al posto dei pesticidi.

La Thailandia è anche quello. Vi aspettate che vi dica che la Thailandia è anche prostituzione minorile, povertà, HIV o porcate simili. Invece no. La Thailandia è una nazione ricca con tutte le sue contraddizioni.

Questa sua forza può essere dovuta anche alla sua libertà. Thai-Land, Thai in thailandese significa “libera”. La Thailandia non è mai stata conquistata da potenze straniere, rimasta sotto il suo re ha commerciato con gli occidentali senza rimanerne succube.

Oggi però sembra che questa libertà dall’Occidente abbia i giorni contati a Bangkok

La nostra cultura, i media e il turismo hanno piegato le menti Thailandesi negli ultimi 20 anni e i Millennial ne sono usciti diversi dai loro genitori. Marciano con le tre dita in alto di Hunger Games (Stati Uniti), cantano, contro i militari, parodie della sigla di Hamtaro (Giappone=Stati Uniti) e a ascoltano in cuffia K-Pop (South Korea=Stati Uniti).

 

 

Lì, per secoli, la figura del re era vicina al divino, qualcosa di inavvicinabile. I giovani hanno deciso di rompere questa tradizione, chiedono a gran voce che sia soggetto alle leggi come tutti i comuni mortali. Questo è incomprensibile per gran parte dei loro genitori e nonni. 

La prima rottura? Il padre del re attuale (morto nel 2014) era amato dal popolo e pur avendo attraversato più di 10 colpi di stato è sempre rimasto dalla parte del popolo, prodigandosi per rendergli la vita migliore. Le persone lo adorano. Il figlio è più simile a Lapo Elkann. Più incapace che cattivo.

Se non capiamo questo siamo finiti. Le persone in Thailandia ancora adorano “la famiglia reale e il suo concetto”. Il re è imprescindibile dalla Thailandia e nessun Millennial vuole una rappresaglia sulla famiglia reale. 

Ben venga ecco, però che non governi più, una cosa alla Regina Elisabetta né più né meno.

I Millennial thailandesi vogliono la democrazia perché ora c’è un governo militare corrotto (dai soldi del re) che ha fatto solo male all’economia. Durante gli ultimi due colpi di stato erano prima alle elementari e poi alle superiori, non avevano voce in capitolo.

I Millennial vogliono avere un futuro in Thailandia perché sentono gli sia stato rubato. Lo stesso discorso di Greta Thunberg. Vogliono provare a dire la loro, politicamente.

La situazione però è grave perché decine di protestanti stanno sparendo e nessuno sa dove siano finiti. La polizia sta reagendo in maniera violenta a proteste pacifiche dei giovani dallo spirito buddhista. I media e le tv sono stati censurati.

 

 

Ho chiesto a sei miei contatti thailandesi di dirmi qualcosa. Mi ha risposto solo un contatto in una chat segreta di Telegram. Le persone hanno paura di dire la loro, di essere intercettate, temono ripercussioni. Sì, succede, è successo in Turchia e in Russia, succederà anche in Thailandia. Non possono incarcerare milioni di persone ma punirne tante per spaventane molte di più è una strategia antichissima.

Da qui vediamo che ai violenti getti d’acqua (e non solo) della polizia gli studenti Millennial e GenZ rispondono riparandosi pacificamente con gli ombrelli. Siamo affascinati.

C’è una cosa che però non viene spiegata e l’Occidente non si è ancora preso.

Durante l’incoronazione al re insieme alla corona, al posto dello scettro viene dato il chatra, l’ombrello del potere, simbolo stesso del comando. In questa ottica gli ombrelli di migliaia di studenti diventano potere condiviso in mano ai giovani.

Il nostro interesse è la loro debolezza.

 

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