Intervista esclusiva a Takahiro Iwasaki, genio giapponese della Biennale di Venezia

E' TUTTO MOOOOLTO GIAPPONESE

Kentaro Hara
2 Dicembre 2017
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Takahiro Iwasaki, che assume il ruolo di artista primario a BIENNALE ARTE 2017 a Venezia, è coetaneo del Ragazzo Giapponese, cioè di me, ed è della mia stessa città, cioè Hiroshima. Attraverso le sue parole oltre alle sue opere, potremo sentire l’essenza di sua interiorità, che ci inviterà a cogliere meglio ogni singolo momento dell’epoca nostra. Felice spasso!

 

 

 

Tu, Takahiro Iwasaki, sei rimasto a Hiroshima, tua città natale, per fare attività come artista mentre gli altri prima pensano di trasferirsi a Tokyo. Hai qualche posto qui a Hiroshima che ti dona energia lavorativa?

 

Se dovessi dire il posto a cui tengo di più a Hiroshima, questo sarebbe casa mia. Ma la ispirazione la ottengo soprattutto quando sono fuori Hiroshima e colgo la differenza sulle geopolitica, storia, cultura e società tra la mia città e un’altra. Mi aiuta anche il paesaggio che vedo durante il viaggio.

 

Hai sempre in mente di usare il più possibile nelle tue opere materiali che troviamo comunemente attorno a noi. Hai per caso qualcosa che ti interessa di recente?

 

Di recente, mi piace lo spazzolino del brand ACCA KAPPA, la quale bellezza della forma e tonalità della superficie, mi ha colpito e quasi non sembra più una cosa quotidiana.

Ne tolgo delle setole per farne una torre di ferro, che a sua volta va messa sulla spazzola. Questo insieme costituisce un paesaggio in cui troviamo la torre di ferro intravista tra le macchine. Adesso sto lavorando su quesa opera.

 

 

Ho letto che quando eri studente all’università hai avuto occasione di leggere dei libri sull’arte occidentale, il che ti ha fatto pensare: sarà possibile di vivere come un artista solo se all’estero? Ad iniziare a pensare in tale modo, avevi qualche Role-model che seguivi? Cosa ti ha portato?

 

Un attimo. In realtà non “solo se all’estero” ma letteralmente ho detto “all’estero”. Tu mi metti in bocca un solo non mio. All’università mi hanno fatto vedere un sacco di libri portati dall’estero sull’arte contemporanea e sono venuto a sapere il fatto che all’estero l’arte contemporanea è una cultura diffusa e tali artisti hanno importanza sociale e sono intellettuali. Così ho pensato che ci sarebbe stato qualche possibilità di mantenermi in vita occupandomi di ciò che mi piace ed essere un intellettuale anche io.

Insomma, io, avendo detto “all’estero”, volevo dire che non avevo mai saputo che uno poteva vivere solo occupandosi dell’arte contemporanea ed essere un intellettuale.

Detto questo, non è che sono riuscito ad immaginare concretamente come poter vivere come intellettuale…ma all’estero era possibile.

Dopodiché, partendo dal fine verso il primo passo, ho iniziato a cercare la procedura per realizzarlo.

 

Sì, ma la mia domanda, Takahiro Iwasaki, imponeva una risposta con dentro i nomi.

 

Se dovessi annoverare tra gli artisti occidentali un nome come Role-model, sarebbe Alan Johnston (artista, professore), che mi ha reso possibile studiare presso College d’arte di Edimburgo. Lui ama la sua città natale, Edimburgo, una città in campagna, ed era proprio lì che continuava di dedicarsi a essere un intellettuale. Vivendo sempre nella sua città, e guardandosi l’identità, lui ce l’ha fatto a sopravvivere come artista a livello internazionale avendo solo una matita in mano. Questo suo atteggiamento mi ha insegnato come fare come artista. Infatti prima di conoscerlo, non ho mai creduto veramente di poter vivere come artista.

 

Secondo te, onorevole Takahiro Iwasaki, ci sono alcuni punti di vista particolari da parte dei visitatori italiani verso le tue opere?

 

Innanzitutto vorrei mettere in chiaro che non sarebbe giusto pensare che esista un semplice popolo italiano senza considerare la diversità di cultura tra il Nord e il Sud d’Italia.

Tenendo sempre conto di questa presupposizione, io risponderei alla tua domanda che gli italiani sembrano valutarmi soprattutto per l’artigianalità, ma non sono sicurissimo perché è da molto tempo che non parlo con loro.

Invece, per esempio, in Germania non mi sembra che tendenzialmente non sia considerato una bella cosa usare tanto le mani per creare un’opera. Poi, in Inghilterra, sento che loro non apprezzano tanto chi fa opere ben proporzionate. Nei paesi così, dove non ci si sforza tanto per sviluppare la propria tecnica, non venivano ad avere interesse per l’artigianalità. Prima dell’evo moderno, infatti, l’arte proveniente da questi paesi non era apprezzata nella storia d’arte. Anche perché in tale periodo si dava più importanza alla bravura di tecnica di artisti.

Di conseguenza, nei confronti delle mie opere, mi apprezzano gli inglesi e i tedeschi maggiormente per la mia idea e ispirazione, ma non tanto per il mio lavoro meticoloso.

Invece, agli italiani piacciono sia la mia idea che il lavoro a mano di massima precisone. Credo che questo si debba alla nazionalità d’Italia, dove nacquero Michelangelo e Bernini che simboleggiano la loro altissima qualità di tecnica artistica che hanno nel sangue.

 

 

Che cosa pensi sul rapporto tra l’arte e l’ambiente globale? Poi, riguardo al futuro della Terra, Takahiro Iwasaki ha qualche tema o argomento da esprimere attraverso le sue prossime opere?

 

Se, anziché comprare la carta da qualche parte, io scelgo di fare opere con depliant usati come materiale, è per mettere più in chiaro la struttura dell’epoca in cui noi viviamo: la catena di distribuzione ormai spezzata e così invisibile, la diffusione eccessiva del capitalismo. Attento che qui non c’entra il riciclo di materiale!

L’arte non è l’unica cosa speciale al mondo: fa parte dell’attività economica. Vorrei posizionarmi sempre un passo indietro a tutta l’attività del mondo per osservarlo con lucidità.

Anni fa, grazie alla rivoluzione industriale, fu inventato il tubo di pigmento, che a sua volta ha reso possibile che i pittori escano fuori e dipingano la luce del sole espressa da diversi e cangianti colori, il che ha dato luce alla pittura moderna. Insomma l’arte funziona in questa maniera. L’importante è che l’arte interagisca sempre al cambiamento e l’andamento di cose nella nostra società.

Da un altro lato, abbiamo un altro fattore importante; prendiamo un esempio di carta per fotocopia che nessuno sa dove e com’è fatta. A me sembra un ideogramma di colore bianco.

Quando vanno messi a confronto il depliant e la carta per fotocopia per farne un’opera artistica, si relativizzano. Di conseguenza, questo ci rende possibile cogliere “Adesso”, o questo momento attuale, da diversi punti di vista.

Non saprei che dire sul futuro del pianeta né sull’insieme dei discorsi dell’ambiente globale, ché non sono mica scienziato, io. Dico solo questo. Per me sarà una situazione ideale se io potrò cogliere la struttura sociale, la geopolitica, la storia e altre cose da ciò che sento nell’ambiente di cinque metri intorno a me stesso.

Le parole e frasi di Takahiro Iwasaki mi sembrano un prodotto di tessitura a mano in cui erano impastati i suoi concetti ed idee. Spero che con la mia traduzione io sia riuscito a trasmettere le sue idee a voi lettori senza alterarne il significato. Sia per i giapponesi che per gli italiani un po’ siocchini.

 

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