Coronavirus, l’unica certezza: con le scuole chiuse, largo alle babysitter

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5 Marzo 2020
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Non so voi ma io non ci capisco niente. La comunità scientifica parla del Coronavirus, così come i giornali, i sindaci, chiunque in questo momento. Io leggo tre quotidiani al giorno riesco a capire se andare da Firenze a Milano in treno sia sicuro o meno. Milano non è zona rossa ma forse lo diventa, la gente ci va ma lì vicino c’è il caos. Sala chiede che vengano concesse anche alla città le misure da zona rossa, quell’altro alla regione c’ha la mascherina e vive in ufficio.

Non c’è verso di uscirne da questi dubbi, su La7 hai l’esperto che ti dice stai tranquillo e su Repubblica.it Burioni che invita tutti a stare a casa. Qualcuno fa notare che il problema non è tanto il contagio ma la possibilità che il sistema sanitario collassi per l’invasione dei reparti di terapia intensiva che solitamente non sono abituati alle pandemie, però non passa questo messaggio.

I numeri del contagio in fin dei conti sono ancora infinetesimali qui in Italia, ma tuttavia esistono i contagiati e stanno spuntando ovunque. Ne basta uno in un piccolo centro per terrorizzare gli abitanti nel raggio di 100 chilometri.

Così come su tutto, pure sul coronavirus non esistono dati certi poiché ogni dato è di fatto interpretabile a seconda di chi lo commenta. Così come tre settimane fa si invocava la chiusura di frontiere, adesso si ribadisce il bisogno di ribellarsi alla paura, di aprirsi. I sindaci andavano ad abbracciare i cinesi, inscenando la deprimente retorica dell’accoglienza. Adesso la Cina chiude le frontiere agli italiani, così come il resto del mondo. Che ci taglia fuori perché abbiamo avuto un’escalation di perdita di controllo così palese, che poi chiaramente la gente ci addita come appestati.

Il coronavirus ha fatto anche cose buone

L’unica roba buona ad oggi del coronavirus è che sono diminuiti gli stronzi in giro. Ci si può godere una Venezia deserta e una Milano silenziosa. Le emissioni di gas inquinanti sono drasticamente ridotte sia da noi che in Lombardia che in Cina, dove in una sola settimana si è dimostrato cosa potrebbe essere un mondo senza smog. Ci voleva il virus per farci vedere che se non ci ammazza lui ci pensiamo noi da soli a devastare l’ambiente che abbiamo attorno. Poi sconfiggeremo il virus e saremo di nuovo gagliardi, pronti a fregarcene del domani e a pestare l’acceleratore sulla grande macchinona del profitto, che va alimentata a danni nostri, di tutti.

Altra roba positiva del Corona è che la gente è guardinga. Fanno un po’ tutti meno i fenomeni, urlano meno al cellulare, fanno la spesa rapidi e in silenzio per evitare i contatti ed evitano di star lì a bloccare le file per i loro teatrini, o di parlare a vanvera tra i seggiolini del treno. La morte è sempre un fattore importante, un monito per l’autocentratura.

Ah sul treno non è più necessario dover scegliere lo scompartimento silenzio (siamo arrivati a dover specificare che non vogliamo stare in carrozza con quei decerebrati che fanno i loro talk show sul Freccia Rossa) perché la gente si metterebbe più volentieri un sacchetto in testa che parlare col vicino.

Ciliegina finale, la chiusura delle scuole per coronavirus.

Sono settimane che alcuni la invocano e invece niente. Due giorni fa è girata una direttiva di diciassette pagine che spiegava con cavilli e difficoltà come fare a tenere gli alunni separati a mensa di almeno un metro. Immaginatevi cosa vuol dire separare i bambini di prima elementare o della scuola materna. Poi li separi a mensa e dopo li fai giocare assieme in cortile?

Ed ecco gli insegnanti che corrono nei bagni a dire ai ragazzi di non affollarsi al rubinetto o di non toccarsi tra di loro. Dopo nemmeno 24 ore il governo chiude in tutta Italia e ci sta, ok. Ma allora che senso ha chiudere le scuole e basta? Chiudiamo gli uffici pubblici, lasciamo tutti a casa dal lavoro per due settimane. Il vero caos viene adesso con le famiglie che si troveranno a dover gestire dei bambini di cui hanno un’immagine idealizzata e a cui non sanno dare regole. La scuola di fatto è un grande servizio di babysitteraggio, ormai il suo ruolo è declassato a questo. A colpi di decreti ministeriali si vuole imbastire la didattica a distanza quando abbiamo metà corpo docente che non sa creare nemmeno un file su Google Drive. Tutto sembra un po’ lasciato al caso. Si naviga a vista. In mezzo alla nebbia.

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