Via libera al filtro antiporno. Lo Stato ci tratta come deficienti: basta!

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27 Giugno 2020
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Il 25 giugno scorso la Camera ha dato l’approvazione definitiva al disegno di legge per la conversione in legge vera e propria del cosiddetto Decreto Giustizia, tra cui compare anche quello che è stato definito dai media “filtro antiporno”. Indovinate da chi è stata proposta questa modifica? Del fiero omofobo, gran maestro di bigottismo, Simone Pillon.

 

Come funziona il filtro antiporno?

Il filtro obbligatorio inserito con un emendamento del senatore leghista Simone Pillon e votato dal suo partito è previsto dall’articolo 7 bis nel Decreto Legge Giustizia. Nella sezione Sistemi di protezione dei minori dai rischi del cyberspazio si legge: “I contratti di fornitura nei servizi di comunicazione elettronica disciplinati dal codice di cui al decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259 devono prevedere tra i servizi preattivati sistemi di parental control ovvero di filtro di contenuti inappropriati per i minori e di blocco a contenuti riservati ad un pubblico di età superiore agli anni diciotto. Questi servizi devono essere gratuiti e disattivabili solo su richiesta del consumatore, titolare del contratto”.

Il senatore ha specificato che tale filtro serve per evitare che i contenuti violenti, pornografici o inadeguati per i minori possano essere fruiti dagli stessi.

 

Esiste anche una tassa che associa la pornografia alla violenza come se fossero imprescindibili l’una dall’altra, si chiama “Tassa Etica”: un nome un programma.

La pagano i “soggetti IRPEF che esercitano attività di produzione, distribuzione, vendita e rappresentazione di materiale pornografico e di incitamento alla violenza” i quali versano “l’addizionale delle imposte sui redditi nella misura del 25% sulla produzione e vendita di materiale pornografico o di incitamento alla violenza (c.d. tassa etica)”.

Ma il sesso è una violenza?

Non so voi, ma io mi sono abbastanza rotta il cazzo di vedere il porno equiparato a violenza e odio, perché è proprio il contrario. C’è un analfabetismo funzionale nel codificare il messaggio che sta nella rappresentazione del sesso. L’aggressività nel porno e magari anche le scene di sesso violento, come per esempio il classicissimo scenario dello stupro, hanno proprio lo scopo di ribaltare la situazione e di erotizzarla, non per avallare la violenza sessuale ma anzi affinché avvenga una catarsi. Leggere letteralmente i messaggi del porno è da imbecilli e anche laddove non c’è una raffinatezza drammaturgica, ma alla produzione fa comodo mettere in scena una sessualità simile, la finalità è quella di guadagnarci, perché si sa che certe fantasie vendono più di altre.

La Società e il Governo ci trattano come deficienti incapaci di comprendere e autodeterminarci. Invece di fornirci strumenti per capire e fare delle scelte in autonomia, ci pongono divieti e dazi da pagare. Siamo costantemente infantilizzati senza la possibilità di riscatto e la sessualità è costantemente svilita e demonizzata. Non è casuale che la pornografia sia affiancata nei discorsi formali e informali alla violenza, è un approccio sessuofobico e quindi pornofobico che abbiamo interiorizzato e che facciamo fatica a eradicare, questa associazione arbitraria e fuorviante toglie dignità a chi fa pornografia e a chi ne fruisce

L’emendamento al Decreto Giustizia mina la libertà di espressione, è una modifica di stampo censorio che va a esercitare un controllo anziché favorire e supportare l’educazione. Come ha condivisibilmente dichiarato l’avvocato Andrea Lisi all’Agenzia di Stampa Nazionale DiRE: “i controlli sui minori dovrebbero essere garantiti da genitori e insegnanti consapevoli e da una corretta educazione all’utilizzo degli strumenti.”

 

Porno: chi filtra cosa?

C’è un’ignoranza stratificata a livello etico e informatico. Innanzitutto il gestore non può applicare alcun filtro, perché questo è uno strumento del device, ossia del dispositivo in uso. Se non voglio vedere un contenuto, metto un blocco dal telefono, dal pc o dal tablet che utilizzo, non può essere il mio operatore telefonico e internet che lo applica automaticamente e al quale devo chiedere la rimozione, nel caso. Il vero nodo, al di là dell’ambito specifico della pornografia o della violenza, è che abbiamo in mano dispositivi che non siamo in grado di usare in modo appropriato, noi Millennial per primi.

Non siamo educati digitalmente e per questo stiamo qui a discutere di controversie legate alla privacy, alla legittimità dei contenuti e alla modalità di accesso a essi, è sotto gli occhi di chiunque. Dai nostri genitori, zii e talvolta nonni che ci tempestano di “buongiornissimo! Kaffèèè?” e fake news, dal tenore dei commenti sui social dove le persone si esprimono senza minimamente curarsi del fatto che quello che dicono avrà una ripercussione fuori dalla piattaforma, nella vita offline, per non parlare del fenomeno del cosiddetto “revenge porn” (esempio lampante di come venga mistificato il linguaggio).

L’ormone pirata

Pillon è inoltre un ingenuo se pensa che i giovanissimi non riusciranno a trovare un escamotage. Questo emendamento non farà altro che favorire la diffusione di siti e contenuti privi di controllo e agli utenti di beccare malware e virus, insomma, è come se ci avessero detto: “per non contrarre infezioni trasmissibili sessualmente, usate la cintura di castità, la cui chiave sarà depositata in una cassetta di sicurezza” anziché “per non infettare e infettarvi facendo sesso, dovreste usare i metodi barriera”.

Che fine farà il filtro antiporno?

Vi dirò come andrà a finire: l’emendamento non sarà mai applicato per contraddizioni intrinseche alla formulazione dello stesso e potremo continuare a goderci sempre più porno. Lo Stato persevererà a non fare assolutamente nulla per affrontare la sessualità e le sue rappresentazioni, a differenza delle comunità virtuali e offline, tramite le quali ci educheremo vicendevolmente andando a tentoni come abbiamo sempre fatto. Impareremo a usare i dispositivi sempre più raffinati dalle generazioni future in quanto native digitali.

La diffusione di pornografia indipendente ed etica, per quanto circoscritta e non paragonabile a quella di massa, si insinuerà sempre di più nei nostri immaginari e le pressioni per i diritti umani e civili faranno sì che quelle che ancora vengono definite controculture, diventino la prassi. La Società non smetterà di essere spaccata circa ciò che riguarda la sessualità e la pornografia, ma se non altro queste ultime non resteranno argomenti da trattare a bassa voce, con pudore, perché le rivendicazioni di libertà saranno sempre di più e sempre più insistenti.

“Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza”, scriveva Lorenzo Il Magnifico, ma v’è porno senza ombra di dubbio.

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