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Come la gravidanza di Chiara Ferragni condiziona il modello di famiglia dei millennial italiani

2 Ottobre 2020
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Chiara Ferragni incinta del secondo figlio è il segno definitivo che incorona i Ferragnez come icona della famiglia tradizionale perfetta

Ormai è chiaro a tutti come la gravidanza di Chiara Ferragni sia, anche ora che siamo alla seconda, parte di una grande reality show contaminato da una soap opera e a tratti dalla coolness presunta di Sex and The City.

Bisogna solo sperare che il piccolo Leone Lucia, ormai idolo intergenerazionale femminile non finisca come Truman Burbank di The Truman Show, pellicola visionaria di Peter Weir datata 1998 (che anno, ragazzi).

La scena di disvelamento della verità in Truman sHow

Ciò che sembra naturale sui social network, non lo è quasi mai nella realtà. Anche questo sappiamo e ne siamo abituati o addirittura ne siamo complici. Ma il percorso della famiglia Ferragnez ha qualcosa di architettonico e previsionale che non può finire di stupire.

Chiara Ferragni e Fedez in una rielaborazione grafica di @scartabelluz

La bionda aspirante modella che si fa modella da sola (o quasi, ricordiamo il ruolo chiave di Riccardo Pozzoli, l’ex fidanzato) in barba alle first row delle sfilate che la sputavano, alle riviste di moda che la sputavano, alle stylist e pierre che la sputavano e alle agenzie di modelle che la sputavano, è diventata la vera icona imprenditoriale femminile degli anni Dieci. Innegabile.

Ma gli anni Dieci son finiti, e sono iniziati i Venti (piuttosto male a dir la verità). E la millennial Chiara Ferragni, sposa ultratradizionale del millennial Fedez, ha cominciato a potenziare le sue sceneggiature.

E la gravidanza di Chiara Ferragni, ogni volta contornata da racconti ed ecografie, dimostra come i social network siano in grado di passare (apparentemente senza scossoni) dall’essere sostituti delle riviste di moda all’essere fiction tv, soap, spot, cortometraggio, programma musicale, varietà comico, serie tv, reality show.

Perfino simil Telethon, come attesta la potente e fulminea raccolta fondi per L’Ospedale San Raffaele durante l’emergenza pandemica.

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Questo è potere, signori. È potere di persuasione allo stato puro. Se negli anni Ottanta c’è stato qualche millennial che ha avuto la sfiga di essere chiamato Geiar (perché J.R. a quei tempi nella bassa romagnola chi lo sapeva scrivere?) o Sue Ellen in onore dei protagonisti di Dallas, ora assistiamo all’invasione dei Leoni.

Più orgogliosamente autarchico d’accordo, ma anche qualcosa che indica il potere di un modello familiare, conforme, aspirazionale, integrato.

Ah, la famiglia perfetta… Dopo vent’anni di genitori mediatici disfunzionali eletti a modello accettabile e consolatorio (gli Osbournes, i Soprano’s, Breaking Bad, I Simpson, Southpark) il modello Ferragnez gioca con una disfunzionalità familiare molto light.

Solo piccole fuoriuscite insignificanti dal politicamente corretto. In fin dei conti una nonna che rimpiange Mussolini ce l’hanno in tanti, non solo Fedez.

Mentre che lei accusi genericamente di cultura fascista i due imbecilli picchiatori di Como riequilibria il tipico fasciocomunismo che si trova in ogni famiglia italica e va ad accontentare ogni pubblico con puntigliosa premeditazione del volemose bene.

Poi, vabbè, c’è qualche litigio per futili motivi, ma complessivamente la famiglia Ferragnez passa la giornata trastullandosi nel famoso attico a CityLife, o a New York, o in qualche resort extralusso in qualche località da sogno.

In fin dei conti, perfino i Cesaroni fanno più fatica a sembrare perfetti. C’è da chiedersi come fa Fedez a scrivere ancora testi tutto sommato intensi che mettono il dito sulle ansie dei millennial. Probabilmente è solo bravo, come del resto lo è lei nel suo mestiere.

L’indotto della gravidanza di Chiara Ferragni

In tutti i casi i dati ci dicono che l’impatto del modello familiare Ferragnez non è soltanto visibile nell’onomastica della prole (+38 % di Leoni nei nidi italiani nel 2019), ma anche nell’aumento dei matrimoni celebrati in Sicilia, nella riscoperta del rito dell’engagement con anellazzo e brillocco annesso, nella scelta del cane (la razza in assoluto più amata dagli italiani è oggi il French Bulldog), nella gentrificazione dei quartieri milanesi (CityLife ha un mercato immobiliare al top, per ora).

E se l’uso del product placement (dai comodini ai pigiamini) è arte che Chiara Ferragni gestisce in modo intensivo ma con discrezione, mancano all’appello ancora molte possibili applicazioni Ferrigne.

Un conto di coppia? Un endorsement per un avvocato? Per un medico? Per un politico? (difficilissimo, questo). Ciò che conta è che qualsiasi cosa passi attraverso le loro ottiche da smartphone, diventa oro.

In un Paese che non ha più referenti autorevoli nella politica, che non ha più giornalisti o preti o sindacalisti in grado di essere guida autenticamente onesta nel leggere la realtà, che ha troppi imprenditori in fuga all’estero, i Ferragnez oggi potrebbero richiedere a ognuno dei loro follower di versare 1 euro.

E, se anche soltanto un 10% di loro accettasse di farlo, arriverebbero 5 milioni di euro per realizzare un’opera pubblica che reputano fondamentale per il bene comune, nel giro di due giorni (sottostimando lo zelo dei follower).

Il modello familiare dei millennial più famosi d’Italia è dunque un modello di benessere “onesto”, pur se non guadagnato sudando e zappando. Pur se un po’ falsato da un’iconografia fiabesca e da un raccontino edificante.

Anche questo è un messaggio potente e aspirazionale. Più dell’ipocrisia di una Vanessa Incontrada nuda in copertina, più della famiglia di un calciatore prepotente, più di quello lanciato da un blogger tardivo ex comico che ha fondato un partito sul vaffa, un posto dove ora tocca a lui andare.

È finita ragazzi, fatevene una ragione. Anche se c’è un pubblico di boomer che ancora si appassiona alle domeniche blurrate della bionica Barbara D’Urso, ci vuol poco per capire che quel recinto mediatico tradizionale, ancora costretto a pestare il gas su Al Bano e Romina e altri residuati bellici (di ogni età) del costume nostrano, è al capolinea.

This is the End

Per quanti spinaci si diano da mangiare a Barbara-Popeye-D’Urso, infatti, prima o poi bisognerà ammettere che this is the end. Così come sta succedendo, per un target diverso, all’intoccabile Fabio Fazio, giunto oggi, dopo anni ai primi flop di audience.

Stiamo per tornare a una sorta di feudalesimo mediatico, dove i carrozzoni sono spazzati via da personalità forti, dentro coppie forti, che formano famiglie forti. Un ceto non sempre democratico o pulito o onestissimo, ma sicuramente più amico delle generazioni emergenti e di quelle a venire.

Ridicoli i tentativi di contrastare il sortire dei nuovi feudi, ridicola la politica mondiale che se la prende con Tik Tok, ridicola l’impossibilità (o incapacità) europea di far pagare le tasse a chi questi feudi costruisce nominando milioni di vassalli, valvassori e valvassini pronti a difendere i loro territori con lo smartphone tra i denti.

La famiglia modello Ferragnez è la vera espressione della famiglia tradizionale, unità semplice e sempiterna, teorema economico e politico. Una roba che, in confronto, il movimento familista di Simone Pillon è una pattuglia di ragazzini che tirano gavettoni.

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